7 nov. 2010

La mia Birmania. Tre anni fa, di ritorno da uno di quei viaggi che continui a vivere anche dopo e chissà per quanto tempo, scrissi questo. In una strana giornata di novembre, lo dedico a chi affida ad un voto probabilmente inutile la sua ultima speranza di un futuro meno torturato. Ma anche a chi invece ha smesso di crederci da tempo. E non si può biasimare.

23 sept. 2010

Turchia. I riflessi della diversità.



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Altri album di viaggio qui e qui.
Maldive. Il mare della tranquillità.



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Dubai. Gli spigoli della distanza.



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30 jul. 2010

Memento prohibere semper. Dell’erosione degli spazi del dibattito pubblico e del disconoscimento dei diritti delle minoranze ad opera del politicamente corretto: stavolta è toccato alle corride. La prossima?
Il modello editoriale del futuro/39. Aria di celebrazione tra i compagni del Post

28 jul. 2010

Radical-fascio. Quello di prima è un pezzo che trovate sul Foglio ma non leggerete mai sul Post. A voi le riflessioni del caso.
Update. Sul Post, puntualissimo, l’editoriale anti-Langone di Flavia Perina. Da ridere.
Fascio. Camillo Langone ci ricorda quale sia l’ambiente intellettuale della destra post-fascista italiana tra XX e XXI secolo. 

27 jul. 2010

Juden. Giulio Meotti ci ricorda quale sia l’ambiente intellettuale in Europa all’inizio del XXI secolo.

23 jul. 2010

Due popoli, due Guinness. Ma non erano tutti denutriti?

22 jul. 2010

Il modello editoriale del futuro/38. Ma tra inventarsi le interviste alla Debenedetti e copiare gli articoli alla Sofri, secondo voi, cosa si avvicina di più al concetto di giornalismo?

21 jul. 2010

Due popoli, due supermercati. I tremendi risultati del blocco israeliano a Gaza.
La fine del sogno cinese? Pare che qualcuno si stia lentamente risvegliando.
I dissociati. Era solo in questione il quando, ma non il che né il come. E’ già arrivata l’immancabile lettera della docente scandalizzata dalla cerimonia di laurea della figlia del premier. E’ sciocca e banale, come solo un documento scritto da un accademico irregimentato può essere. L’intelligentsia agisce ormai in base ad un prevedibile meccanismo di azione-reazione, un riflesso condizionato che fa sbavare i soloni appena sentono quel nome. Fate ridere assai.

15 jul. 2010

Il pregiudizio anti-religioso/3. Nel tentativo di eliminare l’elemento religioso dalla categoria dei fenomeni sociali, i laicisti finiscono per cadere nell’eccesso opposto, quello di sopravvalutare l’influenza che la religione esercita sugli individui, sulle comunità e sulle istituzioni. Questa tendenza va oltre la condanna della religione cattolica (che, come si è visto, dipende nella maggior parte dei casi da riflessi condizionati anti-capitalisti e anti-occidentali) e si estende ad altre religioni storiche, principalmente all’ebraismo e all’Islam. La stessa lettura delle vicende geopolitiche internazionali ne esce falsata. E’ frequente ad esempio, nell’interpretazione degli avvenimenti in medioriente, cadere nella semplificazione secondo cui il decennale scontro tra Israele e i suoi vicini rientrerebbe nella casistica della lotta fra integralismi religiosi uguali e contrari. Di nuovo, la religione come causa di tutti i mali. Questa visione ha il grande merito, agli occhi dei suoi fautori, di risparmiare l’analisi delle dinamiche politiche e sociali interne ai paesi coinvolti e di evitare paragoni che potrebbero risultare non in linea con i dogmi del politicamente corretto. Se faccio notare che Israele è una democrazia nella quale vivono centinaia di migliaia di cittadini di origine araba mentre i suoi vicini sono generalmente dittature nel cui territorio non posso nemmeno mettere piede se sul mio passaporto c’è un timbro israeliano, normalmente verrò accusato di imperialismo e sionismo. Ma se accomuno in un’unica censura il fanatismo religioso dei rabbini con le invocazioni filo-terroriste degli imam, allora ho qualche possibilità di essere ascoltato e preso sul serio. Prendiamo poi il caso della (defunta) strategia americana di diffusione della democrazia in medioriente. Ci sono diversi modi di rifiutarne metodi e finalità: dire che è tutta una montatura per coprire interessi geo-strategici ed economici, tacciarla di imperialismo e di militarismo, presentarla come una nuova crociata e così via. Ma esiste anche forma più subdola di denigrazione, quella che fa leva sull’irriformabilità dell’Islam, sull’impossibilità per le società musulmane di raggiungere livelli di sviluppo politico e sociale paragonabili a quelli occidentali. E’ inutile tentare di democratizzare paesi condannati per l’eternità al medioevo islamico. Ancora una volta, non sarebbe la struttura autocratica e illiberale delle società coinvolte a impedirne l’affrancamento, ma il peso della religione sulla vita dei cittadini. Non varrebbe la pena, in sostanza, cercare di aprire al mondo popoli soggetti alla dittatura e alla repressione, in quanto l’elemento religioso finirebbe sempre per prevalere, impedendo qualsiasi evoluzione. Pensiero consolante e vagamente razzista. Pensiero che assegna alla religione un ruolo totalizzante e ai principi della democrazia liberale una funzione del tutto marginale. Pensiero proprio di chi non crede che l’individuo possa trasformarsi nel motore del cambiamento. Se l’Islam è il problema maggiore, la tirannia, le camere di tortura, l’assenza delle libertà fondamentali diventano automaticamente questioni secondarie. Non ha senso scomodarsi per aprire società chiuse se alla fine la chiusura dipende dalla religione e non dalle ideologie totalitarie che ne determinano la radicalizzazione. In questa inversione delle responsabilità sta l’ennesima manipolazione su cui il pregiudizio anti-religioso fonda la sua presunta legittimità. Come ogni forma di discriminazione ha bisogno di presentare l’oggetto della sua disapprovazione in forma caricaturale, per guadagnare appoggio e visibilità. Ma, al contrario di altre forme di discriminazione, gode di un consenso sociale generalizzato e aumenta progressivamente i suoi adepti. Insieme al politicamente corretto, di cui è manifestazione preminente, sarà probabilmente ricordato tra qualche decennio come un esempio paradigmatico dell’impazzimento ideologico che ha caratterizzato la società occidentale tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo (fine).

12 jul. 2010

Dietro a un pallone/25. Rendersi immortali è un gioco.

"Arte es el instante inmenso en que zozobra toda norma"



9 jul. 2010

Il modello editoriale del futuro/38. Pensavo che oggi scioperassero solo i giornalisti.

8 jul. 2010

L’elemosina dei dittatori. Il mood a Cuba è che una cinquantina di prigioneri politici verranno scarcerati. Ma si tratta di espulsioni, non di liberazioni. Ne rimangono in cella oltre un centinaio, più quelli che non si conoscono. Ma un intero paese è in gabbia (turisti a parte).

7 jul. 2010

Dietro a un pallone/24. Troppo belli.

"Tiene el mundo otra cara. Se acerca lo remoto
en una muchedumbre de bocas y de brazos"

5 jul. 2010

Il pregiudizio anti-religioso. Se formalmente viviamo in una società che dichiara di lottare contro ogni pregiudizio e discriminazione e che sul principio di eguaglianza fonda gran parte della sua stessa legittimità, è evidente come nella realtà diverse forme di pregiudizio o discriminazione vengano accettate e promosse. Pensiamo alla differenza di età pensionabile tra uomini e donne, per fare solo un esempio banale, che non si fonda su nessuna considerazione razionale ma su un semplice pregiudizio positivo. E infatti basta parlare di discriminazioni positive perché tutto vada a posto, dal momento che la neolingua del politicamente corretto calma le nostre coscienze e ci fa sentire bene. I casi sono molteplici, guardatevi attorno. Arrivo al punto. Io sono credente ma non religioso nel senso classico del termine. Vivo in un paese e soprattutto in una regione - Spagna, Catalogna - in cui la dittatura del politicamente corretto raggiunge vette spesso grottesche, a causa del dominio ideologico della sinistra. E credo non sia una casualità che, in questo tipo di società, il pregiudizio anti-religioso sia il sentimento dominante soprattutto tra la popolazione giovane, cresciuta a pane e progresismo. Questo pregiudizio rivela tutta la sua (in)consistenza soprattutto nei confronti della religione cattolica, sotto il fuoco incrociato del governo socialista e dei gruppi di pressione alla moda, collettivi gay, gioventù izquierdistas e independentistas, cantautori e artisti del buen rollito. Ma se passiamo la frontiera il paesaggio è abbastanza simile. Penso di poter affermare che, nell’occidente del XXI secolo, il pregiudizio anti-religioso sia la forma di discriminazione più radicata e incoraggiata. Tu sei religioso, devi essere un primitivo. Tu credi in Dio, non puoi interpretare le dinamiche sociali con la mente aperta. Tu hai fatto le scuole cattoliche, sarai un mezzo facha. Tu vai a messa la domenica, la tua lettura degli avvenimenti sarà certamente distorta. Non solo chi manifesta sentimenti religiosi viene considerato una specie di insetto raro ma si cerca di prevenire la contaminazione del pensiero laico con vere e proprie campagne anti-religiose, mentre chi alimenta e nutre questo pregiudizio rappresenta la modernità, la razionalità, e sfoggia il suo senso di appartenenza all’élite intellettuale della società. Tutto questo, oggi, sembra del tutto naturale, in quanto la retorica dell’eguaglianza e della non-discriminazione (perversione delle buone intenzioni originarie) ha creato un clima di linciaggio morale (e, spesso, non solo) nei confronti di chiunque si discosti dalla linea di pensiero ufficiale. L’ultima ideologia occidentale, il politicamente corretto, chiude il dibattito su dogmi considerati a priori intoccabili, siano essi il cambio climatico, o la prevalenza del pensiero laico e scientifico su quello religioso. Censura le idee contrarie alla realtà desiderata (non a quella oggettiva, che non esiste più) e applica una delle più subdole forme di discriminazione che si possano osservare: quella in nome del progresso e dei deboli (o presunti tali) contro le forze che si oppongono alla inesorabile marcia del bene. Tra queste la religione, non solo nelle sue forme di assimilazione con il potere, ma anche come concetto a se stante, come manifestazione pubblica (e perfino privata) di un sentimento collettivo (e individuale). La superiorità del non-religioso sul religioso è ormai un fatto compiuto e indiscutibile. L’ultima ideologia occidentale, frutto del delirio di onnipotenza del progressismo illuminato, elimina Dio dalla storia e dalla vita degli individui. Il pregiudizio anti-religioso è la frontiera più estrema del politicamente corretto che, per trionfare, ha bisogno di abbattere qualsiasi ostacolo (continua).

4 jul. 2010

Spagna, lo sport ti fa bella.

Dietro a un pallone/23. Un boato.

"Entonces en un salto
de fuego, sangre, dientes,
de un zarpazo derribo
tu pecho, tus caderas"

Dietro a un pallone/22. Per me, il miglior giocatore del Mondiale.

"Allento finalmente
le tue metalliche redini,
e tu con voluttà ti slanci
nell'Infinito liberatore!"

Dietro a un pallone/21. Devi farne di strada bimbo.

"Barrilete cósmico, de que planeta viniste?"

3 jul. 2010

Dietro a un pallone/20. Il più grande spettacolo del mondo.

"It is not enough to have this globe, or a certain time
I will have thousands of globes, and all time"





30 jun. 2010

Dietro a un pallone/19. Generazione di fenomeni. Basterà?

"No me conformo, no: me desespero
como si fuera un huracán de lava"

27 jun. 2010

Dietro a un pallone/18. Comunque io una Germania così bella non me la ricordo.

"The deep parts of my life pour onward,
as if the river shores were opening out.
It seems that things are more like me now"

Dietro a un pallone/17. Comunque era dentro almeno un metro.

"Love is blindness
I don't want to see
Won't you wrap the night
Around me
Oh my heart
Love is blindness"

Dietro a un pallone/16. A testa alta.

"It's not whether you win or lose"

Dietro a un pallone/15. Il pianto.

"I know how you feel inside I've
I've been there before"

23 jun. 2010

Dietro a un pallone/14. Minuto '91. America tra le grandi.

"I have done the state some service, and they know it"

Dietro a un pallone/13. Tanto vincono loro, no?

"No lo veis sobre México y Quito
arrojarse con saña tenaz
y cuál lloran, bañados en sangre,
Potosí, Cochabamba y la Paz?"

Dietro a un pallone/12. Il gol più incredibile mai fallito.

"And vanish. I clutch at the ragged holes
They leave behind, here at the edge of darkness.
Night rests like a ball of fur on my tongue"



Dietro a un pallone/11. Va be', poi non parlo più della Francia.

"Comme vous êtes loin, paradis perfumé,
Où sous un clair azur tout n'est qu'amour et joie,
Où tout ce que l'on aime est digne d'être aimé,
Où dans la volupté pure le coeur se noie!
Comme vous êtes loin, paradis perfumé!"

21 jun. 2010

Dietro a un pallone/10. Domenech che legge un comunicato a nome degli stessi giocatori che lo insultano è qualcosa di meraviglioso, ça va sans dire.

"Le jour de gloire est arrivé"

Dietro a un pallone/9. Comincio a raccogliere i giudizi dei massimi esperti sull'Italia mondiale, nel caso si arrivi in semifinale e finiscano per pura casualità nel dimenticatoio. Poi magari usciamo con la Slovacchia e saranno tutti contenti che abbia perso Berlusconi e con lui l'Italia mediocre e via con le analisi sofisticate. Intanto però beccatevi queste perle di Massimo Gramellini e dei cuor di leone del Post che nemmeno sul calcio riescono ad avere un'opinione originale e devono prendere a prestito quella degli altri.

"L'intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione"

19 jun. 2010

Dietro a un pallone/8. Anelka non le manda a dire (e nemmeno L'Équipe).

"Douce France, cher pays de mon enfance"

18 jun. 2010

Dietro a un pallone/7. Adieu les Bleus.

"Non je ne suis jamais seul avec ma solitude"
Dietro a un pallone/6. L'incredibile e triste storia.

"And joy and moan,
Melt into one"

15 jun. 2010

Dietro a un pallone/5. Ji Yun-naaaaaaaaaaam. I due gol di quelli vestiti di giallo non contano nulla.

"Au-dessus des étangs, au dessus des vallées,
Des montagnes, desbois, des nuages, des mers,
Par delà le soleil, par delà les éthers,
Par delà les confins des sphères étoilées"

Dietro a un pallone/4. La pagina del Marca sulla nazionale nordcoreana, che stasera gioca la più impensabile partita che i Mondiali abbiano mai offerto (almeno sulla carta).

"I remember how I'd landed here,
It's all coming back to me now,
Visions of these innocent faces filled with fear,
I'd hurt them somehow"

14 jun. 2010

Dietro a un pallone/3. A forza di aspettare l'Africa, è arrivata l'Asia. E domani tutti scopriranno che i nordcoreani esistono davvero, anche se sono così piccoli.

"If it wasn't for the nips
being so good at building ships
the yards would still be open on the clyde"

13 jun. 2010

Dietro a un pallone/2. Non è il jabulani. E' l'eterna lotta del portiere contro la piccola stortura, quella che arresta la galoppata dei compagni verso il trionfo. Perché il portiere, si sa, non vince mai.

"Il portiere caduto alla difesa
ultima vana, contro terra cela
la faccia, a non veder l'amara luce.
Il compagno in ginocchio che l'induce,
con parole e con mano, a rilevarsi,
scopre pieni di lacrime i suoi occhi"

11 jun. 2010

Dietro a un pallone. Il sole che taglia in due lo stadio, il giallo ocra della terra africana sullo sfondo. Comincia così.

"When the colours of Africa dazzle in the sun
My senses drink in its rainbow
And I become the palette of nature"

8 jun. 2010

L'Italia dagli occhi tristi. Mi è capitato recentemente di vedere le due puntate di Blu Notte dedicate alla storia delle Brigate Rosse (disponibili sul sito della RAI). Prima di tutto devo dire che quello di Lucarelli è un lavoro di sintesi e approfondimento veramente esemplare, sia dal punto di vista storico che narrativo. Ma non è questo il punto. Quelli della mia generazione erano bambini in quei famigerati anni '70. Personalmente delle BR ricordo poco o nulla, e nomi, luoghi, avvenimenti di quel tempo mi sono diventati familiari solo dopo, leggendo, studiando, sentendone parlare. Un giorno sì che lo ricordo ed è il pomeriggio in cui un impiegato di mio padre entrò in ufficio e disse che avevano ammazzato Moro. "L'hanno ammazzato", ripetè mio padre come per farsene una ragione. Ricordo bene anche un nome, quello di Patrizio Peci. Torino fu un tremendo campo di battaglia in quella lunghissima notte della ragione nonché la principale base operativa e strategica dei terroristi. E proprio dalla colonna torinese venne fuori il primo pentito ufficiale nella storia delle BR, Patrizio Peci appunto. Fu suo fratello Roberto, però, a pagare il prezzo di quel tradimento. Per ragioni ancora controverse venne prima processato da un tribunale del popolo e poi condannato a morte. La sentenza fu eseguita con undici fucilate nella campagna romana. Penso di aver visto pochi documenti video più agghiaccianti della farsa criminale cui Roberto Peci, terrorista anche lui, fu sottoposto. La lettura della decisione finale, accompagnata dalle note dell'Internazionale, rappresenta da sola tutta l'infamia di questa pagina sinistra e macabra della storia del nostro paese. Qualcuno continua a chiamarli compagni che sbagliavano. Invece erano solo squallidi esecutori di un'ideologia assassina, accomunati al resto dei carnefici imbandierati di rosso da un unico linguaggio di morte.
Tendiamo ad osservare l'Italia di oggi come se prima non ci fosse stato nulla. Ripercorrere il nostro recente passato può invece servire a rileggere le vicende contemporanee nella giusta prospettiva. Mi domando quale altro paese, nelle stesse condizioni, sarebbe riuscito ad evitare un conflitto civile generalizzato o un'involuzione autoritaria. L'Italia ne è venuta fuori ferita a morte ma viva, senza sacrificare la sua essenza di nazione democratica, certamente imperfetta ma pur sempre solida. Conviene pensarci ogni tanto, prima di mandare il cervello all'ammasso.
Il video del processo a Roberto Peci è sotto. Fatevi forza.

5 jun. 2010

Svolte. 5 giugno 2010, ore 16:49. La Schiavone vince il Roland Garros. La mia generazione non l'aveva mai visto.

31 may. 2010

Beati gli esperti di economia domestica. Che amano la cautela, non propendono mai per nessuna ipotesi ma se proprio li tirate per la giacchetta, se proprio devono sbilanciarsi, se proprio volete che che si espongano, tendono ad inclinarsi in direzione ostinata e contraria a Gerusalemme. Ma è solo un venticello, sono analitici loro.
Il modello editoriale del futuro/23. Riusciranno i nostri eroi a citare una fonte che non siail più equilibrato e liberal dei quotidiani israeliani” (alias Haaretz, noncuranti dell’ossimoro) sulla vicenda israeliana?
Certezze in negativo. Io non so come sia andata. Ma so che non è andata come la raccontano i media.
Oggi è il nonsonoantisemitaperò-day.
Il modello editoriale del futuro/22. Sostieni la Roma e lo scudetto lo vince l’Inter. Lanci in orbita Mockus e le elezioni le vince Santos. C’è ancora il ballottaggio, comunque. Magari però stavolta copiate meglio.

19 may. 2010

Capirsi un po'. Dave Cameron e Nick Clegg ieri a Downing Street. Al centro, il traduttore.

17 may. 2010

La legittimità a governare (e a sparare). Un notevole approfondimento (con filmati, interventi e polemiche da studio a corredo) sulla battaglia di Bangkok, curato da Al Jazeera. Consigliato a chi non si sia ancora rassegnato a non capirci niente:

15 may. 2010

Pistole, telecamere, twitter e sangue/2. Secondo giorno di scontri a Bangkok. La cronaca. In 140 caratteri da Andrew Marshall, Richard Barrow, Alastair Leithead e molti altri.



"Live firing zone" attorno alle camicie rosse.
Shopping with camera zone.
Settori della polizia si schierano con i manifestanti:

Shooting between police and army personnel was also reported at several locations, as policemen joined the side of the anti-government demonstrators.
Aspettando il coup de theatre.

14 may. 2010

Pistole, telecamere, twitter e sangue. In questo momento è in corso una battaglia nelle strade di Bangkok. La raccontano Andrew Marshall, Dan Rivers, Richard Barrow, Alastair Leithead e molti altri.
Un mio pezzo dell'anno scorso, quando mi facevano ancora scrivere.
Chi ha sparato al generale?
Il riassunto della giornata secondo la BBC.
Gli pseudo-realisti da salotto che dicevano che il golpe del 2006 alla fine non era poi così male dovrebbero riflettere sulla loro assoluta mancanza di prospettiva. E non perché si stia assistendo ad una lotta di buoni (il popolo) contro cattivi (il governo e l'esercito). Non è questa la Thailandia di oggi. Ma piuttosto perché quei carri armati per le strade di Bangkok furono la pietra tombale di un equilibrio politico e sociale faticosamente preservato allora e perso oggi per chissà quanto tempo.
Uno dei leaders delle camicie rosse avverte che la notte sarà lunga.
Nei commenti a questo post molte notizie interessanti.
Mappa di Bangkok con i punti caldi della città, un lavoro impressionante.
Quando si dice essere sulla notizia. Michael Yon, che normalmente invia i suoi dispacci dal dopoguerra afghano, adesso si trova a Bangkok.
Non sono così ottimista sui seguaci di Thaksin come l'autore di questa analisi, ma vi consiglio di leggerla con attenzione per capire certe dinamiche apparantemente indecifrabili da questa parte del mondo.
Il servizio di Dan Rivers sulla CNN, in cui si vede tra l'altro il ferimento di un giornalista canadese.
Qui il liveblogging, giorno per giorno.
Stato di emergenza in 15 province.
Le richieste dei rossi, formulate nel solito tono conciliante.

8 may. 2010

Compagne di scuola.

30 abr. 2010

Fini, il Post e nuove Generazioni. Continua - tra un mi si nota di meno se e un lo scrivo ma faccio finta di no - l’appoggio dei radical-chic de Il Post alla fronda finiana. Oggi, riprendendo come al solito cose scritte da altri, si uniscono al Secolo d’Italia nell’accusa di caccia alle streghe rivolta al Giornale e in generale ai berlusconiani. E concludono con un perentorio “… e i finiani hanno paura”. Wow. Bande di forzaitalioti armati di spranghe si aggirano per le città in cerca di dissidenti. Come, non le avete viste? E’ lo stile della new left all’italiana, nessun contenuto originale e attaccarsi al primo che passa pur di abbattere l’odiato imperatore. Se è un Post-fascista fa lo stesso, anzi meglio. D’altronde una cosa è che lo sdogani il ducetto di Arcore, altra cosa è che lo facciano gli intellettuali calcioBalilla della Generazione Sofri. O no? L’altro giorno Francesco Costa appoggiava il liberale Fini senza mezzi termini. Poi dall’Unità qualcuno ha suonato la retromarcia e lui si è trovato un po’ spiazzato. Ma ovviamente erano gli altri che non avevano capito. C’è grossa confusione al Post. Ed è solo una settimana di copycat. Figuratevi la prossima.

29 abr. 2010

Giochiamo a palla contro il muro. Non che debba necessariamente interessare però volevo dire la mia dal Camp Nou. Ho letto che l’arbitro avrebbe aiutato l’Inter. Secondo me non è vero, almeno non ieri. Il secondo gol forse era valido, ma il primo no (fuorigioco); di rigori clamorosi dalla tribuna non se ne sono visti, tant’è che il pubblico nemmeno si è lamentato. Motta si è autoespulso e qui tutti se lo aspettavano, conoscendo il personaggio. E il belga ha ammonito quando c’era da ammonire. L’Inter s’è difesa come non ho mai visto fare a nessuna squadra e al Barça mancavano le idee. Guardiola è un grande ma non sa cosa fare quando l’avversario si chiude a riccio. Non han rubato niente, stavolta.
Il pre-partita lungo una settimana ha sfiancato un po’ tutti, giocatori per primi. Non m’è piaciuto il tono ultra della stampa catalana, non c’entravano nulla le dichiarazioni di Piqué, è stato di pessimo gusto annaffiare il campo quando gli interisti stavano festeggiando. Detto questo, i catalani sono persone civili e, incassata la sconfitta, se ne sono tornati a casa ché domani (oggi) tocca lavorare. I giornali italiani come al solito hanno confuso i loro desideri con la realtà: hanno scritto che non c’è nulla da imparare dallo stile Barça, viste le parole di fuoco della vigilia. Che è un po’ come dire che il Foglio fa schifo perché uno un giorno scrive un pezzo stupido sulla Catalogna.
Mourinho è l’unico allenatore che gioca insieme agli altri undici. Sprinta, blocca i palloni, ritarda le rimesse, parla agli avversari. Qui lo detestano ma bisogna riconoscerne certa grandezza. Alla fine è andato a festeggiare come un pazzo sotto la curva e Valdés quasi gli stacca il collo. Mi ha fatto tenerezza, lo confesso. Il Barça è la miglior squadra si sempre. Il calcio però è il più bel gioco del mondo anche per partite come queste, dove non passi nemmeno se ci stai dieci anni. Quando ho visto Chivu scaldarsi, a formazioni già fatte, ho capito tutto.

28 abr. 2010

Però ha fatto sposare i gay.

Sofrismi. Quando la complessità fa confusione. L’ho già detto altre volte ma non me ne faccio una ragione. Io credo che scrivere complicato sia prima di tutto un inganno nei confronti dei lettori e poi anche un segnale di scarsa chiarezza mentale. Quando leggo Luca Sofri in genere devo ripetere tre volte prima di afferrare il concetto. Per esempio, questo post potrebbe anche presentare contenuti interessanti e sembra oltretutto costituire una rara espressione di autocritica da parte del suo autore. Ma non era possibile spiegare le stesse cose senza costruire un’autostrada di incisi e subordinate? Può darsi che io sia particolarmente scemo, sia chiaro. Succede ad altri? Comincio a preoccuparmi.
P.S. Questo è il massimo grado di complessità di un post che troverete su questo blog. La mia è una missione.

27 abr. 2010

Twitter è il blog al cubo.
Ci vuol coraggio. Stefano Grazioli è stato a Chernobyl. Lui è uno che pensa che in Ucraina si stia meglio con Yanukovich  e che in Bielorussia i cittadini amino Lukashenko ma, nonostante questo, è un giornalista di quelli veri:
I palloni da basket sono grandi come mele. Grigie e blu. Non é chiaro se siano così solo per il fatto che sono rimasti nella palestra di Pripyat per ventiquattro anni senza che nessuno li toccasse più o c’entri in qualche modo la radioattività. Maxim Krygin di Chernobylinterinform ci assicura che si tratta solo del tempo. Sarà. Ci fidiamo di lui. Siamo nella città fantasma a due km dal reattore numero quattro in cui si verificò l’incidente nella notte tra il 25 e il 26 aprile 1986. Era l’una, 23 minuti e 44 secondi e nella gigantesca esplosione venne liberata radioattività cento volte maggiore rispetto a quella delle bombe americane su Hiroshima e Nagasaki nel 1945.
Continua qui.

26 abr. 2010

Est. Germania.



(Dresda, aprile 2010 - Altre immagini qui)
Romanzo breve. Quando il ghiaccio gli si aprì sotto i piedi, suo padre pensò subito a quanto aveva insistito affinché quella mattina andasse a pattinare sul lago.

23 abr. 2010

Braccino alzato. Da un editorialino di Farefuturo:
“Finalmente il senso dell’onore. Dell’azione bella perché inutile a se stessi. Finalmente idee e parole come senso dello Stato, legalità, unità nazionale. Finalmente l’Italia. Finalmente la libertà”.
Pare che ultimamente ai liberali e ai progre piaccia un sacco questa roba.
Ditino alzato. Oggi Farefuturo è una cosa pazzesca. Davvero non perdetevelo. C’è tutta la prepotenza e la supponenza che genera il sentimento di vendetta. C’è la boria dei perdenti allo stato puro, la rivincita dei deboli, la spocchia dei dimenticati tornati alla ribalta. C’è la sicurezza dell’impunità dei voltagabbana, la faccia scura dei convertiti. Incapaci anche solo di riconoscere da dove vengono, cosa sono e perché sono lì.

16 abr. 2010

Nemmeno su Vianello. Questa volta Francesco Costa ha ragione ma va detto che il livello dei dibattiti a sinistra è di una tristezza inarrivabile per noi semplici mortali.

14 abr. 2010

I conti non tornano. Ecco, vediamo. Avendo io scritto all’incirca le cose che oggi scrive Peter Baker sul NYT almeno un anno prima su questo blog, come si spiega che lui guadagni un sacco di soldi facendo quello che gli piace in un posto da sballo mentre io sono qui a rubare il tempo per buttare giù due righe e non mi invitino nemmeno a scrivere sul Sofrington Post insieme a Francesco Costa o su Farefuturo insieme agli ex liberali di Ideazione convertitisi alla retorica nazional-progre finiana? A pensarci bene…

13 abr. 2010

Mappa della letteratura. Per distanza e prossimità tra gli autori, opinabile ma divertente.

12 abr. 2010

Un altro mondo è possibile. Certo che quella di Obama che, non riuscendo a disarmare l'Iran e la Corea del Nord, sta disarmando l'America, sarà da raccontare ai nostri figli.

11 abr. 2010

Favoloso il Corriere. Sarà almeno un anno che a Barcellona si annunciano e si dibattono le velleità politiche del presidente del Barça Laporta e la sua più che probabile discesa in campo alle prossime elezioni catalane. Ma a Via Solferino se ne accorgono solo oggi, dopo la vittoria sul Madrid e soprattutto dopo aver letto The Observer. Autrice dello scoop Simona Marchetti, probabilmente l’incaricata della redazione di leggere i giornali inglesi e di copiarne i contenuti per l’edizione online del Corriere. L’aveva già fatto poco tempo fa con le nuove autostrade che la Cina vuol costruire in Asia e in Europa, notizia presa dal Times. Brava Simona, grazie di tutto.
Il volo della morte.
What has slowly emerged over the last 14 hours is just how devastating this is for Poland. Not only have they lost their head of state, but they have lost a large number of high ranking government officials. Among the dead, in addition to President Kaczynski and his wife, Maria Kaczynska, were Aleksander Szczyglo, the head of the National Security Office; Jerzy Szmajdzinski, the deputy parliament speaker; Andrzej Kremer, the deputy foreign minister; and Gen. Franciszek Gagor, the army chief of staff. The entire top military brass, including the chief of defense and all the services, died in the crash, effectively decapitating the Polish military. They have lost opposition leaders, and all the candidates for President in September’s upcoming election save one. The head of the National Bank and their leading gay rights activist were on that plane. And perhaps saddest of all, family members of the people massacred in Katyn were on that plane.

8 abr. 2010

In conclusione. Dicono che questa sia l'età dell'egoismo. Sbagliano. E' l'età dell'ipocrisia.

27 mar. 2010

L'inferno esiste solo per chi ne ha paura.

23 mar. 2010

Ooooh...

Mano nella mano nel buio. Non potete non leggere il libro di Barbara Demick sulla vita in Corea del Nord:

8 mar. 2010

Applausi di gente intorno a me. Secondo alcuni questo filmato testimonierebbe la riapparizione in pubblico del Caro Leader. Ora, i tre del palco sono in giaccavento e cappotto, i figuranti tra la folla in giacchetta. Vedete voi. Quello alla destra di Kim è Kim Yong-nam, presidente dell'Assemblea del Popolo, amico del nostro amico Cao de Benós.

3 mar. 2010

Angelicali. Dalla prima pagina del NYT online:

2 mar. 2010

24 feb. 2010

La fame vera.



Spiace che Emma Bonino e i radicali si lascino andare ancora una volta a scimmiottamenti di azioni di protesta degne di miglior causa. Mentre loro proclamano l'ennesimo sciopero della fame e della sete per un presunto oscuramento da campagna elettorale, a Cuba c'è chi per fame è morto davvero in una prigione del gulag castrista. Oggi il cadavere di Orlando Zapata Tamayo è stato trasferito nella casa di famiglia dove le visite si moltiplicano, a dispetto degli ostacoli frapposti dalle autorità che lo hanno ammazzato. Non ci sono parole per descrivere il livello di abominio cui il comunismo caraibico e famigliare dei Castro è giunto. Se volete seguire gli avvenimenti in (quasi) diretta consiglio i twitter di Yoani Sánchez e di Zoe Valdés (ma ce ne sono molti altri se aprite i link). Non cambierà nulla, nemmeno stavolta. Ma "Castro assassini" almeno risuonerà mille volte in centoquaranta caratteri.

15 feb. 2010

Intervista. "La mia vita per Kim Jong-il"/4.



Quarta ed ultima parte dell'intervista ad Alejandro Cao de Benós. Nelle puntate precedenti abbiamo conosciuto la sua storia di soldato dell'ideologia Juche e la sua visione della realtà politica, sociale ed economica nordcoreana contro ogni "propaganda occidentale". Oggi partiamo dalla questione nucleare, per proseguire con i piani di futuro del governo di Pyongyang e concludere con alcuni aspetti della vita quotidiana dei cittadini nordcoreani. Personalmente è stata una grande opportunità poter intervistare un personaggio che, indipendentemente da ogni considerazione di carattere morale o politico, ha deciso di vivere un'esperienza assolutamente unica, probabilmente irripetibile e certamente degna di essere raccontata.
Per chi non le avesse ancora lette, queste sono le puntate precedenti in italiano (1, 2 e 3) e in inglese (1, 2 e 3). Inoltre vi rimando alle due pagine sul quotidiano L'Opinione (1 e 2).
Nel frattempo sono successe alcune cose: il missionario Robert Park è stato liberato dopo una peculiare confessione ad oggi non ritrattata, la riforma monetaria ha fatto traballare per la prima volta la sicurezza del regime e qualcuno avrebbe addirittura chiesto scusa.

Veniamo alla questione nucleare. Questi sono stati anni di sanzioni, di tentativi di accordo, di passi avanti e marce indietro nei negoziati tra la comunità internazionale – e gli Stati Uniti in particolare – e la Corea del Nord. Qual è la situazione al momento?
La nostra posizione è sempre la stessa, la richiesta di un trattato di pace con gli Stati Uniti che metta fine alla guerra di aggressione scatenata contro di noi. Adesso per la prima volta Washington ascolta le richieste della Corea del Nord, dopo anni di minacce e di atteggiamenti di sfida. Noi tratteremo gli americani come interlocutori di pari livello ma non permetteremo che nessuno imponga la propria autorità su di noi. Solo con un negoziato bilaterale si potranno risolvere i problemi.

L’impressione da qui è che Pyongyang utilizzi la minaccia nucleare per ricattare la comunità internazionale ed ottenere il potere contrattuale e il riconoscimento che altrimenti le verrebbero negati. Qual è il reale obiettivo del nucleare nordcoreano?
Bush fece chiaramente intendere che gli Stati Uniti ci avrebbero invaso, inserendo la Corea del Nord nel suo famigerato Asse del Male. L’unico deterrente che avevamo era costruire il nostro arsenale nucleare. Vogliamo garanzie dagli Stati Uniti e non è con le sanzioni al Consiglio di Sicurezza che si risolverà il problema.

Lei crede davvero che gli Stati Uniti abbiano intenzioni aggressive nei confronti della Corea del Nord?
Lo hanno già dimostrato nel 1950, massacrandoci con bombardamenti e armi batteriologiche.

Una questione che mi ha sempre affascinato è quella della Guerra di Corea, perché se ci sono due cose che dovrebbero essere chiare in un conflitto è chi lo inizia e come finisce. Invece la versione nordcoreana differisce da quella del resto del mondo. Ce la potrebbe illustrare?
La versione occidentale dimostra fino a che punto una macchina propagandistica ben oliata possa influenzare le menti. C’è ancora molta gente viva che può confermare come siano andate davvero le cose, anche in Corea del Sud. Ci sono libri scritti da sudcoreani che descrivono i preparativi dell’attacco americano contro il Nord. A Pyongyang abbiamo decine di documenti provenienti dal palazzo presidenziale di Seul con i piani d’attacco contro Pyongyang. Gli americani, con la scusa che il Nord aveva invaso il Sud, penetrarono nel nostro territorio alcuni chilometri. La controffensiva di Kim Il-sung li costrinse in difesa. Quando si videro circondati, approfittando dell’assenza dei russi e dei cinesi, convinsero il Consiglio di Sicurezza dell’ONU a lanciare una nuova offensiva contro la Corea del Nord. Quindici paesi coalizzati contro di noi occuparono quasi tutta la penisola mentre i bombardamenti americani fecero strage in territorio coreano e cinese. Fortunatamente la Corea del Nord riuscì a vincere la guerra e costrinse le forze ostili all’armistizio.

Di quante atomiche è in possesso il regime?
Abbiamo decine di bombe nucleari in grado di colpire bersagli intercontinentali. Possiamo tranquillamente raggiungere gli Stati Uniti.

Quindi gli americani hanno ragione a preoccuparsi.

No, perché loro sono gli unici ad averle usate nella storia ed attualmente ne immagazzinano più di seimila. Mi pare che chi deve preoccuparsi non siano gli Stati Uniti. Se vogliono la denuclearizzazione della penisola che comincino loro a dare l’esempio.

Come si devono interpretare le accuse di proliferazione nucleare rivolte al governo nordcoreano?
Sono assolute menzogne. Vendiamo tecnologia militare ma lo sviluppo nucleare rimane all’interno del paese.

E’ vero che Pyongyang sta collaborando con i generali birmani nel campo della tecnologia nucleare? Sa qualcosa della vicenda dei tunnel di Naypyidaw?
Dei tunnel non so nulla anche se è vero che collaboriamo militarmente con molti paesi. Ma si parla solo di tecnologia a scopi difensivi e in ogni caso sempre con stati sovrani, mai con organizzazioni para-statali o terroriste. Abbiamo ricevuto richieste da gruppi terroristi ma le abbiamo sempre respinte.

Che scopo hanno i lanci di missili nel mar del Giappone?
Il lancio di missili rientra nelle normali operazioni difensive di un paese, si è sempre fatto e non va interpretato come un atto ostile.

Crede che a Kim Jong-il piaccia più Obama di GWB?
Non ci intromettiamo nelle scelte di altri popoli, ci limitiamo ad osservare e ad analizzare. Dopo un inizio deludente, adesso cominciamo a notare un cambio nell’atteggiamento statunitense nei nostri confronti. Più grazie a Bill Clinton che ad Obama, però.

Lei è stato negli Stati Uniti? Cosa pensa del paese e della sua popolazione, al di là della propaganda ufficiale del governo per il quale lavora?
Ho trovato di tutto, da gente con problemi mentali sugli autobus pubblici a persone perbene, molto impegnate, che rischiano molto schierandosi contro il sistema. In generale mi fanno paura le città americane, dopo le sette di sera tutti i bianchi vanno a casa, e i neri e i poveri si riversano nelle strade.

Con il Giappone è sempre aperta la vicenda degli ostaggi sequestrati negli anni ’70. Chi erano queste persone, perché sono state prelevate e come è la loro vita attuale?
Quei fatti furono responsabilità di un ufficiale dei servizi segreti che ordinò di prelevare alcuni cittadini per insegnare la lingua e la cultura giapponesi in Corea del Nord. Ma lo fece per una iniziativa personale, non ci furono ordini dall’alto. La nostra dirigenza era all’oscuro di questa operazione. Alcuni di loro sono morti, altri sono stati restituiti al governo giapponese.

Qual è la situazione del missionario americano Robert Park, del quale non si hanno notizie dal dicembre scorso, quando venne arrestato dopo essere entrato in territorio nordcoreano?
E’ il classico caso di proselitismo da parte di un fondamentalista religioso che crede di agire in base ad un mandato divino. E' una di quelle persone in cerca di notorietà o con problemi mentali. Le autorità lo stanno sorvegliando ma le sue condizioni certamente sono buone, noi non maltrattiamo nessuno. Basta vedere il trattamento che riservammo alle due giornaliste americane infiltratesi in territorio nordcoreano: furono ospitate in una residenza riservata agli ospiti stranieri che visitano il paese. Avevano cibo, vestiti nuovi e ogni tipo di servizio a loro disposizione. Ovviamente non potevano uscire. Fu un atto di clemenza perché le leggi del paese, per casi analoghi, prevedono il carcere.

Cosa vi hanno offerto gli Stati Uniti in cambio della liberazione delle due giornaliste?
Questo è un segreto di stato ma ti posso assicurare che è qualcosa di molto importante, i cui effetti si vedranno solo nei prossimi mesi. Dico solo che la loro offerta ha a che vedere con l’improvviso riavvicinamento dell’amministrazione Obama alle nostre posizioni.

Anche l’ultimo Bush dimostrò una maggior predisposizione al dialogo con Pyongyang.
Questo avvenne precisamente grazie al nostro arsenale nucleare. Bush passò dalla dottrina dell’attacco nucleare preventivo alla tavola del negoziato, dopo aver constatato ciò di cui eravamo capaci dopo i nostri test atomici.

Quali sono i principali progetti di investimento dall’estero in atto in questo momento in Corea del Nord?
Le aziende straniere ci chiedono confidenzialità su questo punto, per evitare speculazioni o manipolazioni. Comunque sono soprattutto progetti cinesi.

Quali sono i principali partner commerciali della Corea del Nord?
Cina principalmente, ma anche Russia e Sud-Est asiatico.

Come sta andando l’esperimento di Kaesong? Come interpreta la presenza di elementi capitalisti nella roccaforte del comunismo?

Kaesong è soprattutto un’idea politica, un cammino verso l’integrazione e la riunificazione attraverso l’economia. Ha funzionato bene fino ad oggi tanto per noi, grazie all’entrata di capitali stranieri, quanto per le aziende del Sud che possono produrre a costi inferiori e con una qualità superiore. Adesso il governo ultra-conservatore di Seul ha rotto tutti gli accordi stipulati dai suoi predecessori, un po’ come fece Bush dopo Clinton. Ma la società civile sudcoreana e gli imprenditori sono favorevoli a una riunificazione.
Non c’è contaminazione ideologica a Kaesong perché non si ammette nessun tipo di propaganda sui luoghi di lavoro.

Gli operai nordcoreani in queste aziende guadagnano di più dei loro connazionali?
No, l’unico vantaggio sono gli extra – vestiti, dolci – che a volte i dirigenti delle aziende sudcoreane danno loro.

Ci sono altre zone speciali in programma nel prossimo futuro?
C’è una zona industriale nel nord-est del paese che risale agli anni ’80 e poi la porzione di territorio destinato alle visite turistiche di cittadini del Sud, controllato dai militari e isolato.

Lei è spesso a Pechino. Chi incontra quando va in Cina?
Imprenditori, coreani che vivono là, stampa internazionale. Ma sono soprattutto incontri d’affari.

Qual è l’influenza reale della Cina sulla politica nordcoreana?
Politicamente non ha nessuna influenza. Siamo una nazione sovrana e seguiamo solo la nostra linea. Se avessimo dato ascolto ai leader cinesi, a quest’ora saremmo un paese capitalista.

Quali sono i piani politici ed economici del governo per i prossimi cinque anni? Che cosa dovrebbe succedere nel 2012, quando si celebrerà il centenario della nascita di Kim Il-sung?
I piani sono finalizzati al 2012 quando comincerà una nuova fase destinata alla creazione della superpotenza nordcoreana, non solo in termini politici e militari ma anche economici. Rafforzeremo l’industria nazionale, l’agricoltura e il commercio estero. Nel paese entrerà una gran quantità di moneta internazionale e ci troveremo nel punto algido del nostro sviluppo. Abbiamo riserve di petrolio, di oro, di minerali ma attualmente non possediamo le tecnologie per sfruttare queste risorse. Stiamo lavorando per preparare la nostra prima centrale nucleare ad acqua leggera, quella che avrebbero docuto fornirci gli americani in base ad accordi poi disattesi. Grazie a questa centrale risolveremo i problemi elettrici del nostro paese e alimenteremo le industrie.

Perché dopo tutti questi anni la Corea del nord non ha ancora sviluppato queste infrastrutture?
Principalmente per il blocco economico cui siamo sottoposti, anche se il sistema non è perfetto e necessita miglioramenti.

Qual è il salario medio di un nordcoreano?

8.000 won al mese (con il vecchio cambio) per un funzionario, 16.000 per un contadino.

Che tipo di elettrodomestici ci sono nelle case dei cittadini comuni?
Televisore, radio, riscaldamento. Il frigorifero solo nei nuovi appartamenti. A Pyongyang è in corso un boom edilizio importante, si stanno costruendo più di 150.000 abitazioni.

E’ vero che la radio è sintonizzata su una sola frequenza?
Ci sono diverse frequenze ma logicamente tutte le radio sono statali. C’è poi un sistema di allarme in tutte le case, attraverso il quale vengono diffusi gli avvisi in caso di emergenza e quando c’è bisogno di mobilitare la popolazione.

E’ vero che strappare una pagina di giornale con l’immagine dei Leader può portare ad una condanna penale?
No. Però il tuo vicino come minimo ti picchierebbe.

Hanno vacanze i lavoratori nordcoreani?

Certo, 25 o 30 giorni pagati dallo stato, dipende dal tipo di lavoro. Si lavora dal lunedì al giovedì, mentre il venerdì è dedicato al lavoro volontario nei campi o nelle fabbriche. La mattina del sabato è riservata allo studio.

Esistono località di villeggiatura in Corea del Nord?
Certo, località costiere tipicamente destinate all'ozio. Lo stato paga l’hotel, i trasporti, i cittadini non spendono nulla.

Quest’anno la Corea del Nord parteciperà ai mondiali di calcio in Sudafrica. E’ vero che Kim Jong-il ha vietato la trasmissione in diretta delle partite?
Non è un divieto ma un problema di copyright. Non possiamo destinare milioni di dollari a pagare i diritti delle partite. Però vediamo partite delle squade di calcio europee sui nostri tre canali nazionali, attraverso satelliti pirata.

Da poco è stato introdotto un sistema di telefonia cellulare nel paese grazie ad un importante contratto con una impresa egiziana del settore. Chi e quanti sono gli utenti? E’ prevista una sua espansione? Che costi ha il servizio? Sono sostenibili dalla popolazione comune?

Il servizio sta crescendo gradualmente anche se è ancora abbastanza caro. Normalmente c’è un cellulare per famiglia. Credo che le ultime statistiche parlino di 80.000-100.000 telefoni. Tutti possono usufruirne, non solo gli ufficiali del Partito, anche se ovviamente le comunicazioni sono soltanto interne. Non è possibile comunicare con l’estero.

Parliamo un po’ di come sono trattate le minoranze in Corea del Nord. Per esempio, l’omosessualità è tollerata? E’ vero che nelle strade del paese non si vedono disabili? Quanto c’è di vero nelle denunce di bambini denutriti negli orfanotrofi?
L’omosessualità è un fatto privato, lo stato non entra nella vita privata dei cittadini. Si condanna il proselitismo ma non la pratica in sé. Per la strada è frequente vedere uomini mano nella mano. I disabili circolano per le strade, anche se i turisti non li vedono. I bambini ebbero problemi durante la crisi alimentare, ma adesso queste situazioni sono state superate.

Cosa pensa degli esperti occidentali in questioni nordcoreane (Lankov, Cummings, Becker, Demick)? Legge i loro libri o i loro articoli? La dirigenza nordcoreana li legge?
Io leggo tutto fatta eccezione per la spazzatura. Mi consta che i nostri dirigenti ricevano regolarmente dalle ambasciate i libri che riguardano la Corea del Nord. La maggior parte delle volte purtroppo quel che si legge è pura speculazione, senza una base di verità.

Si è mai sentito spiato nella sua attività quotidiana a Pyongyang?

Osservato ma non spiato. Come occidentale suscito ancora curiosità tra la popolazione.

Si è mai sentito in pericolo in Corea?

Tutto il contrario, la Corea del Nord è il paese più sicuro del mondo.

Ha mai pensato di essere stato usato dalla dirigenza nordcoreana?

No, anche perché sono stato io a chiedere di collaborare con loro e non viceversa.

Cosa risponde a chi la accusa di essere, mi scusi, un “utile idiota” al servizio di un regime criminale?
Chi insulta non merita risposta. Accusare gli altri senza fare nulla di utile per il proprio sistema è assolutamente insensato. Io sono sempre stato coerente con le mie idee, mi hanno trattato come un terrorista, e continuo a pagare un mutuo.

Supponiamo che un giorno il regime di Pyongyang crolli, come il resto dei sistemi comunisti che lo hanno preceduto. Come vede il futuro dei 24 milioni di cittadini nordcoreani e il suo futuro personale?
Personalmente abbandonerei inmediatamente tutte le mie cariche di governo, trasformerei la Korean Friendship Association (KFA) in un centro-studi dell’opera di Kim Il-sung e farei opposizione al nuovo governo dall’estero. Ai nordcoreani toccherebbe un destino simile ai cinesi, con tutte le diseguaglianze e i problemi che questo comporterebbe. Il desiderio del governo cinese sarebbe quello di incorporare il nostro territorio e la sua popolazione. Pechino cura solo i propri interessi e, anche se tradizionalmente vi sono rapporti di fratellanza, dal punto di vista ideologico è ormai agli antipodi rispetto a noi. Ci rispettiamo ma non ci amiamo.

Ha appena pubblicato un libro sulla Corea del Nord, tramite l’associazione che presiede. Ci può descrivere in breve il suo contenuto?
E’ un libro sul sistema politico nordcoreano e, in parte, sulla mia esperienza personale. Spero di poterlo tradurre al più presto.

(fine)

4 feb. 2010

Intervista. "La mia vita per Kim Jong-il"/3.



Nella terza parte dell'intervista ad Alejandro Cao de Benós (qui le precedenti puntate: 1 e 2) si trattano soprattutto temi economici. La situazione nel paese, già precaria, sembra essere stata ulteriormente aggravata negli ultimi mesi dalla misura di rivalutazione monetaria adottata dal governo. Proprio ieri Barbara Demick descriveva il quadro della situazione sul Los Angeles Times. Che al Nord stia succedendo qualcosa lo dimostrano anche le voci sulla possibile destituzione di un alto ufficiale incaricato di gestire la riforma. Confermate o no, il fatto stesso che siano riuscite a bucare la cortina di ferro suggerisce che forse, stavolta, Kim Jong-il non ha adeguatamente calcolato le conseguenze delle proprie decisioni. Anche perché gli episodi di ribellione più o meno aperta si stanno ripetendo con una frequenza del tutto inusuale per il Regno Eremita. Oltre che di questioni economiche, Cao parla delle basi ideologiche su cui si regge il sistema comunista di Pyongyang.

Come descriverebbe il sistema economico nordcoreano?
Un sistema di proprietà statale e collettiva basato, per quanto possibile, sull’autosufficienza economica. Lo stato destina al popolo in maniera egualitaria i beni che possiede. L’agricoltura costituisce il 60 per cento dell’intera economia, il resto è industria pesante, particolarmente bellica.

La grande carestia degli anni 1995-1998 avrebbe provocato, secondo alcune fonti, tra uno e due milioni di morti. Sono vere queste cifre?
Non ci sono cifre ufficiali ma personalmente credo che non si siano superati gli 80.000 morti.

Quali furono le cause della carestia? Che parte ebbero eventuali errori o omissioni nella gestione economica e in quella degli aiuti da parte del governo di Pyongyang?
Il governo non commise errori, assolutamente. Se no, come spiegare che dal 1948 al 1995 non successe mai nulla di paragonabile? Negli anni ’80 l’economia del Nord era più forte di quella del Sud e tra i paesi socialisti il nostro era tra più prosperi. Le cause della crisi furono la fine del blocco comunista con la conseguente difficoltà ad adattarci a logiche diverse da quelle cui eravamo abituati, e soprattutto i disastri naturali che colpirono il paese.

Lei cosa ricorda di quel periodo?
Ho visto morire gente, certamente. Anche senza mangiare, le persone lavoravamo fino a 20 ore al giorno per aiutare il paese a riprendersi. Molte di loro morivano sul posto di lavoro. Non c’era riscaldamento, né elettricità, né acqua corrente. Ricordo tutti i negozi chiusi a Pyongyang, dove funzionava solo il sistema di distribuzione pubblica. Ricordo una collega del ministero con le mani sullo stomaco, per non aver mangiato nulla dal giorno prima. Io mi nutrivo con un pomodoro, una cipolla e un pezzo di pane congelato della Croce Rossa.
Contrariamente a quanto dicono i media internazionali, in campagna la gente soffriva e moriva meno che in città perché ad ogni famiglia contadina era assegnato un piccolo appezzamento di terreno per uso personale, dove si coltivavano verdure e si allevavano animali. Nel Nord, dove per ragioni climatiche non si poteva far crescere nulla, la crisi fu più dura.

Com’è oggi la situazione alimentare nel paese?
Il World Food Program (WFP) lancia continuamente allarmi perché ha interesse a farlo. Se no come raccoglierebbe i finanziamenti? Stesso discorso per la FAO. In realtà anche dalle foto satellitari si vede come quest’anno il raccolto è stato il migliore degli ultimi anni. Oltretutto stiamo modernizzando le attrezzature per il lavoro agricolo e standardizzando le caratteristiche dei terreni. Non c’è nessuna emergenza alimentare nel paese attualmente e le cose possono solo migliorare.

Che prove ha di quel che afferma?
Visito regolarmente il paese in lungo e in largo, da nord a sud, da est a ovest. Vedo cooperative, ospedali, fattorie.

Ha accesso a tutto il territorio nazionale?
No, ci sono zone militari il cui accesso è proibito a tutti. Però la vita del popolo la conosco bene e sto vedendo continui cambiamenti in positivo: più prodotti nazionali, snacks, patate fritte, biscotti, beni di consumo.

Mentre i nordcoreani morivano di fame lei accompagnava le delegazioni straniere a visitare le opere architettoniche del regime, gli imponenti monumenti all’ideologia e perfino una mastodontica sala da bowling. Poi c’erano le spese militari, gli orologi di lusso, le scorte di cognac per Kim Jong-il. Come difende le priorità del regime e il suo ruolo nel supportarle in quel particolare momento della storia del paese?
La KFA comincia a organizzare visite nel paese a partire dall’anno 2000, quando la crisi era già terminata. Gli edifici si costruirono per la maggior parte negli anni ’80, quando l’economia era in buona salute. Per questo, ad esempio, la costruzione dell’hotel Ryugyong si interruppe quando si constatò che i fondi dovevano essere destinati ad altre priorità. Inoltre tutti i materiali per la costruzione provengono dall’interno, non importiamo nulla e quindi non spendiamo nulla. Sul cognac, Kim Jong-il non beve alcolici, quindi è una speculazione.

E’ vero che Kim Jong-il ha ordinato la chiusura di tutte le piccole attività commerciali private sorte dopo la carestia e tollerate dal regime anche se formalmente illegali?
Non esistono attività private di questo tipo in Corea del Nord, non c’è un’economia alternativa a quella socialista. Tutti i chioschi o le bancarelle che si vedono nelle città o nei villaggi sono di proprietà statale: lo stato ne assegna la gestione a determinate categorie di persone a fini esclusivamente sociali. In questo modo le persone si sentono utili e socializzano con i vicini.
E’ vero che durante la crisi alimentare si aprirono i cosiddetti open-markets, nei centri urbani soprattutto, un esperimento che però non ha nulla a che vedere con attività private. Ogni azienda statale aveva la possibilità di fissare i propri prezzi entro un margine stabilito dallo stato, una forma embrionale di concorrenza per provare a rendere più dinamica l’economia. Adesso questi open-markets non sono più necessari e verranno chiusi.

Lei personalmente cosa pensa della proprietà privata?
Dipende dal paese e dal sistema. Per me la collettività è più importante dell’individuo e lo stato nordcoreano attualmente rappresenta pienamente gli interessi della società.

In breve, ci può spiegare come funziona il sistema sanitario?
La sanità è gratuita per tutti. Negli ospedali l’attenzione è immediata. Non solo: ogni mese le famiglie ricevono la visita di un medico che controlla il loro stato di salute. E’ un sistema di medicina preventiva. Il numero di medici è molto alto e in questo modo è possibile sopperire alle carenze tecnologiche che, sfortunatamente, ancora ci portiamo dietro. Nei limiti del possibile utilizziamo i rimedi tradizionali nordcoreani secondo la tradizione orientale.

In cosa consistono i programmi scolastici e universitari?

Insegnamento obbligatorio fino alla maggiore età, accesso gratuito all’università, non esiste l’analfabetismo. I programmi scolastici prevedono una parte di studi politici di orientamento ideologico ma soprattutto lo studio delle materie tradizionali, altrimenti il paese non potrebbe progredire dal punto di vista scientifico e non potrebbe produrre i missili intercontinentali che abbiamo.

Secondo l’iconografia ufficiale Kim Il-sung e Kim Jong-il sono considerati alla stregua di dei o semi-dei. Le loro immagini sono appese non solo negli uffici pubblici ma anche in tutte le case. Le spille con la loro effigie sono ornamento necessario negli indumenti degli adulti. Lei, da occidentale, come giudica questo tipo di culto della personalità?

Non si tratta di culto della personalità. Io direi piuttosto che si seguono gli insegnamenti di un maestro. In Asia la figura del maestro e del padre è molto più importante che in occidente e la Corea del Nord ha conservato totalmente questa forma di rispetto nei confronti della guida. Kim Il-sung è il padre della nostra società ma nessuno lo definirebbe mai un dio, perché tutti sanno che è morto e che anche suo figlio è mortale. E’ un dio nella stessa maniera in cui i cristiani definiscono Gesù Cristo il loro maestro.

Una volta vidi un documentario – credo fosse del National Geographic - in cui alcune persone si rivolgevano adoranti alle icone del Grande Leader e del Caro Leader ringraziandole di aver ridato loro la vista. Cosa pensa di questo tipo di manifestazioni?

In quel reportage si cercava il sensazionalismo e si descrivevano fatti al di fuori del loro contesto. I pazienti ringraziavano i nostri leaders per aver creato un sistema che ha permesso loro di recuperare la vista attraverso una operazione. Un sistema nel quale il chirurgo era andato ad operare non il re o un membro privilegiato del Partito – come si dice sempre - ma una semplice contadina.

Il sito ufficiale della DPRK, di cui lei è artefice, contiene una esaltazione incondizionata del Grande Leader e del Caro Leader. Lei pensa che Kim Jong-il sia infallibile? Se no, può dirmi quali sono stati, secondo lei, gli errori del Caro Leader?

Sicuramente ha commesso errori ma da quando io vivo in Corea del Nord non saprei indicarne nessuno. Non posso rimproverare nulla a Kim Jong-il, il cui comportamento è l’esempio grazie al quale il sistema si mantiene. Ho visto errori in altri funzionari del Partito ma non nel nostro leader.

Si trovava già in Corea quando Kim Il-sung morì? Non è stato quello un incredibile episodio di fanatismo di massa?
Mi trovavo in Spagna. E’ stata una dimostrazione di unità del popolo nei confronti del leader o del padre. Kim Il-sung ha sempre trattato i nordcoreani come suoi figli, addirittura adottò personalmente migliaia di orfani. Quella manifestazione di dolore era quella di un figlio per la morte del proprio padre. Non ci fu nulla di orchestrato in quella occasione, tutto fu spontaneo e un coreano si offenderebbe se qualcuno manifestasse dubbi al proposito.

Ogni quanto tempo incontra Kim Jong-il?

Sono stato personalmente al suo cospetto in una sola occasione, nel 2003, poco dopo aver ricevuto la mia imposizione. Ma siedo vicino a lui nelle parate militari e ci teniamo regolarmente in contatto attraverso i rapporti ufficiali che gli faccio pervenire o la posta elettronica. Molte volte mi invia saluti personali nel corso di manifestazioni ufficiali.

Quale è il suo stato di salute attuale?
Sta bene ma come ogni persona in età avanzata può a volte patire qualche acciacco. Si sono dette molte falsità in questi mesi, per esempio non è assolutamente vero che è stato operato al cervello. Non bisogna credere a nessuno perché in tutto il paese solo due persone conoscono lo stato di salute reale del nostro leader. E’ un segreto di stato.

C’è mai stata in questi mesi una situazione di vuoto di potere in Corea?

Il sistema è perfettamente strutturato in caso di decesso di Kim Jong-il. C’è un presidente dell’Assemblea Popolare che è già il presidente della nazione e come tale rappresenta il popolo e anche la Commissione Nazionale di Difesa, di cui Kim Jong-il è presidente, è dotata di un vice che potrebbe esercitarne le funzioni. Non sarebbero possibili rivoluzioni o colpi di stato perché il livello di coesione della società lo impedirebbe. Certo, il carisma del leader non è riproducibile.

In chiave successione si parla del terzogenito Kim Jong-un. Sono solo speculazioni o c’è qualcosa di vero?
Non c’è successore designato né si percepiscono segnali di un prossimo cambio al vertice. Kim Jong-il è al potere perché lo ha voluto il popolo, non perché lo abbia designato suo padre. I nordcoreani non accetterebbero mai un leader a loro imposto dall’alto, io stesso non lo accetterei se non avesse una traiettoria nella quale mi potessi riconoscere.

Scusi, non ho capito bene.

Fin da bambino Kim Jong-il vestiva uniforme militare e viveva con i soldati. La gente lo ha sempre visto come un leader potenziale e lui ha sempre avvertito la profonda responsabilità di aiutare il padre. In quanto persona carismatica il popolo lo accolse come sostituto del Presidente Eterno. Non c’era nessun altro come lui.

L’esercito rimarrà fedele alla linea dettata dal Partito o sono prevedibili iniziative indipendenti?
Senza nessun dubbio seguirà la linea perché il Partito è ovunque, anche nei ranghi dell’esercito.

Perché l’esercito nordcoreano ha bisogno di un milione di uomini?

Per difendersi da una superpotenza come quella americana. E’ grazie al nostro esercito che la Corea del Nord ha potuto sopravvivere.

Qual è il livello di soddisfazione tra i militari? Esistono fenomeni di diserzione o di ammutinamento?
Ho molti amici nell’esercito e posso assicurare che le nostre divisioni sono compatte intorno al Partito e al suo leader. Non esistono fazioni o frizioni. Anche se ci fosse qualcuno che pensasse diversamente, sarebbe molto complicato posizionarsi contro l’intera società. La principale paura in Corea del Nord è quella di un rifiuto sociale.

Pensa che i nordcoreani qualche volta non abbiano paura anche del loro governo?
No, la gente vede il governo come una entità benevola. Io stesso sarei molto più duro in certi casi. Governo, popolo ed esercito sono una cosa sola.

C’è polizia nelle strade?

Non è necessaria. In una società libera da problemi sociali, da conflitti, da estremismi, dalla droga, dalla prostituzione, in una società che si autoregola, ogni fenomeno di rottura della coesione verrà corretto dagli stessi cittadini. I carcerati sono pochissimi e generalmente hanno problemi mentali.

Esiste in Corea del Nord un servizio segreto paragonabile al KGB sovietico o alla Stasi nella Germania Orientale?
C’è un servizio di intelligenza che dipende dal ministero dell’interno e si incarica di prevenire le minacce alla sicurezza del nostro paese provenienti dall’esterno. Non è una polizia incaricata di spiare la popolazione, perché noi non abbiamo problemi di questo tipo. In Corea del Nord ogni cittadino è un sorvegliante che si incarica volontariamente di controllare il comportamento dei suoi vicini.

Dove è nato Kim Jong-il, in un villaggio russo o sul Monte Paektu?
Sul Monte Paektu, dove agivano le forze della guerriglia. In Russia non c’è nulla che ricordi la sua nascita, il Monte Paektu è pieno di cimeli.

La storia del comunismo è costellata di massacri, povertà e oppressione. Alla luce del crollo dei sistemi comunisti in quasi tutto il mondo, su quali elementi si basa la sua difesa incondizionata di questa ideologia?
I massacri provocati dal comunismo non sono superiori a quelli che produce continuamente il sistema capitalista. Basta guardare a ciò che è successo in Jugoslavia dopo la fine del regime comunista. Prima tutte le razze convivevano senza problemi, poi si è scatenato l’inferno. E’ una menzogna che il comunismo sia stato una tragedia: è vero che alcune persone che hanno applicato l’ideologia comunista hanno commesso errori. La mia difesa dell’ideologia si basa sulla ricerca di una società egualitaria in cui l’uomo non sia sfruttato da altri uomini e dove tutti i mezzi di produzione appartengano al popolo. Il socialismo nel quale credo, quello della Corea del Nord, riunisce tutta la società e tutti sono partecipi della Rivoluzione.

Che opinione ha dei grandi leader comunisti della storia: Lenin, Stalin, Mao, Pol Pot?

Stalin e Mao furono grandi rivoluzionari. Ma la Rivoluzione Culturale fu uno sbaglio. Stalin ebbe il merito di integrare all’interno dell’Unione razze e culture diverse e di opporsi al nazismo. Certamente entrambi commisero errori, soprattutto sotto il profilo spirituale. Di Pol Pot non voglio parlare, fu una tragedia e basta.

Perché secondo lei il sistema comunista nordcoreano non è crollato come gli altri?
Per la nostra ideologia, che non esclude ma assimila. Per esempio, in Cina o in Unione Sovietica dichiararono guerra alla religione. Noi abbiamo integrato i religiosi all’interno del Partito. Ma soprattutto grazie alla figura dei nostri leader. Kim Il-sung è stato il più grande leader comunista della storia.

Crede che quello nordcoreano sia un modello da seguire per le altre nazioni?
Sì, anche se sarebbe impossibile trasferire il modello ad altre realtà nazionali senza adattarlo alle circostanze.

In cosa consiste, secondo lei, la superiorità del modello nordcoreano rispetto al resto dei sistemi politici?
Nella capacità di garantire la soddisfazione dei bisogni essenziali dell’essere umano attraverso l’azione del governo inteso come benefattore del popolo. Nell’eliminazione della corruzione economica attraverso la redistribuzione delle risorse alla gente.

Ci spiega in che cosa consiste l’ideologia della Juche?

La Juche è un’idea originale che ha le sue basi nella cultura e nella tradizione nordcoreana, non esente da influenze religiose, perfino buddiste. La sfera spirituale contribuisce all’originalità di una filosofia che, proprio per questo motivo, non potrebbe funzionare altrove. L’inclusione degli artisti e degli scienziati nel Partito provocò molti problemi a Kim Il-sung nei rapporti con gli altri paesi del blocco comunista.

Crede che la popolazione sappia esattamente di cosa si tratta?

Sì, senza alcun dubbio. Tutti sarebbero in grado di spiegarla, da un bambino di tre anni a un anziano di 80. La si studia e la si assorbe continuamente.

Stando alle notizie ufficiali, nel mese di dicembre il governo nordcoreano ha deciso la rivalutazione del won. Quali sono le ragioni di questa riforma monetaria?

In primo luogo l’obiettivo è renderlo equiparabile al dollaro o all’euro, evitando di sommare zeri. Ma la ragione fondamentale è la lotta contro la falsificazione della moneta. In Italia, ad esempio, è stata recentemente sgominata una banda che aveva stampato milioni di won falsi.

Ma il won non è una moneta presente nei circuiti internazionali, che senso ha falsificarlo?

Molta gente pensa che si possa cambiare in valuta internazionale o manda won in Cina, dove si vende a commercianti coreani.

Sempre secondo le fonti disponibili, il limite massimo di denaro convertibile sarebbe stato in un primo momento di 100.000 won per persona, per essere poi elevato in seguito a 500.000. Le risulta che questo parziale riaggiustamento sia legato ad alcuni episodi di protesta popolare seguiti alla rivalutazione?
Per quel che ne so non si è stabilito nessun limite di convertibilità anche se, ovviamente, ogni situazione sospetta di accumulazione viene attentamente esaminata per combattere le irregolarità. Il sistema bancario nordcoreano è uno dei più flessibili del mondo: non solo non esistono tasse sui guadagni personali ma anche i non residenti possono aprire un conto in banca.

Lei certamente avrà modo di parlare con la gente. Come ha accolto la popolazione la riforma monetaria?
Al mio ritorno a Pyongyang parlerò con i cittadini di questo argomento.

(continua)