31 may. 2011

La faccia come il culo. Se ne accorgono adesso che a Milano hanno vinto gli anni '70. Adesso che hanno fatto la festa al puzzone. Adesso che hanno brindato. Adesso che possono dirlo. Adesso che, guardandosi attorno, vedono che la sinistra moderna a cui dicevano di aspirare non è mai esistita. Adesso che per prendere il capoluogo hanno tirato fuori dall'armadio tutti gli scheletri di cui erano capaci.
Non so quale tra le ultime due (o tre) generazioni sia la più fallita, a sinistra. E' una bella gara. E' una bella vergogna.

29 may. 2011

Il privilegio di vedervi giocare. Ci sono squadre che hanno fatto la storia del calcio. E poi c'è il Barça.


22 may. 2011

22-M. Ore 20.01. Adiós ZP.
Per la prima volta dal ritorno della democrazia, i socialisti non governeranno la città di Barcellona (lo faranno i nazionalisti catalani di Convergència i Unió, probabilmente in coalizione con i popolari, ormai terza forza politica in costante ascesa).
Il Partito Popolare vince in quasi tutte le comunità autonome, aggiudicandosi perfino le maggiori città andaluse, Estremadura e Castiglia-La Mancia. Gioco, partita, incontro.
Per chi non ci sta, restano sempre le tende degli indignati.
15-M/4. Avvertenza. Quando i media italiani vi spiegheranno che i socialisti hanno perso le elezioni amministrative (anche) per l'ondata di proteste di questi giorni, cambiate giornale o canale. Poche affermazioni sono più lontane dal vero, come sa chiunque abbia una minima percezione della realtà di questo paese. Primo: il governo ha appoggiato le manifestazioni, un po' per cinismo e un po' perché figlie di una matrice ideologica comune; secondo: le proteste non sono mai state anti-governative, piuttosto il contrario, e chi era in piazza ha fatto molta attenzione a non disturbare l'esecutivo, concentrando le proprie invettive sul sistema (che fa più fine e non impegna); terzo: i sondaggi davano da tempo nettamente sconfitti Zapatero e i suoi, perfino nelle loro roccaforti storiche. La gestione fallimentare dell'economia ha spianato la strada all'opposizione.
L'interpretazione della situazione è esattamente l'opposta: se la sinistra perderà meno del previsto potrà dire grazie al caos organizzato di quest'ultima settimana.
15-M/3. Ieri a Barcellona sono ritornate le assemblee del popolo. Tutti seduti in Plaça Catalunya, votavano all'unanimità proposte come le mobilitazioni di quartiere, l'accesso popolare ai mezzi di comunicazione (sic!) o la cogestione delle università. Un ritorno agli anni '30, o ai '70, almeno in questo pezzetto di città ri-occupato dall'ideologia. Già si respirava piuttosto chiaramente il tipico lezzo dell'allergia al dissenso, così caratteristico dei manuali di manipolazione delle masse.
Gli oratori - chi erano, chi li ha delegati - leggevano punti di un fantomatico programma, gli oranti della comune rispondevano come un sol uomo. Chi era con me a un certo punto ha detto: "Non mi piace". E siamo andati via.
P.S. Quelli che continuano a parlare di proteste contro il governo, di spontaneismo e di coscienza condivisa non hanno messo piede in Spagna da tempo, e certamente non sono stati a Barcellona in questi giorni. E' chiaro che il clima di incertezza economica fa sì che al movimento si avvicino anche persone sinceramente preoccupate per il loro futuro. Ma descrivere quanto sta accadendo tacendone la natura ideologica antisistema e il massimalismo è operazione di rara (per quanto consueta) disonestà intellettuale. Non a caso è la linea di tutti i telegiornali spagnoli e di gran parte della stampa italiana.
P.P.S. Ascoltato con le mie orecchie durante una delle tante assemblee con megafono. Proposta: sostituire la candeggina con l'aceto nella pulizia della piazza, perché la prima è tossica mentre il secondo è ecologico. Ovviamente approvata all'unanimità. Un altro bucato è possibile.
P.P.P.S. Ecco Beppe Grillo che fa sua anche questa. Imperdibile.















Un'altra occasione persa.
Come scrivevo nel primo post di venerdì, il sequestro della protesta da parte dell'estrema sinistra ha ucciso sul nascere ogni speranza di un autentico risveglio civile:
"Por lo tanto, desde ayer, que tomaron estas decisiones, han dejado de representar otra cosa que a un grupo de los muchos que hay en España, un grupo de altermundistas que quieren una opción política de extrema izquierda y que pueden perfectamente presentarse a las próximas elecciones generales con su propuesta y ver cuánta gente les apoya.
Por lo tanto, que se vayan a sus casas y dejen de ocupar un espacio público que es de todos, no sólo de ellos. Su momento de gloria ha acabado. Tuvieron una oportunidad de servir como un movimiento regenerador pero la poca pluralidad y nula transversalidad de sus propuestas ha abortado esa posibilidad. Hay un “tiempo de buscar, y tiempo de dar por perdido” y la acampada de Sol se puede dar por perdida
".

21 may. 2011

15-M/2. Immagini aggiornate dalla Plaça Catalunya di Barcellona, mattina di sabato 21 maggio 2011.
Tutto tranquillo come previsto nelle piazze di Madrid, Barcellona e altre città del paese. Le forze dell'ordine si sono ben guardate dallo sgomberare gli accampamenti e domani si voterà con regolarità. Nessun pretesto regalato ai manifestanti, che ieri già denunciavano (invocavano?) i piani di intervento della polizia. La tanto vituperata democrazia possiede una razionalità e dei meccanismi di compensazione sconosciuti agli altri regimi, e già questo dovrebbe far riflettere chi protesta.
Ecco invece il cartello che accoglieva stamattina i curiosi che si affacciavano sulla piazza centrale di Barcellona. Denuncia le stragi di stato, partendo dalla stazione di Bologna per arrivare a Bush, Blair, Aznar e l'11 settembre. Ho come l'impressione di averla già sentita questa.



Curiosa la relazione che gli indignati hanno con i mezzi di comunicazione. Dire che sono stati coccolati e riveriti in questi giorni è un eufemismo: i media hanno assegnato loro il ruolo di assoluti protagonisti nell'ultima settimana di campagna elettorale. Eppure ieri ho visto con i miei occhi in diverse occasioni che si impediva alle telecamere di filmare e ai fotografi di scattare. Oggi leggo che a Madrid ci sono stati episodi poco civili nei confronti di giornalisti di canali considerati ostili. Difficile capire il senso di questa strategia.
La presidentessa della Comunità di Madrid notava giustamente che, quando a sbagliare è un governo di destra, lo si manda a casa; quando a farlo è uno di sinistra si vuole mandare a casa il sistema. Sorprende in effetti che nemmeno un'oncia di tutta questa indignazione sia rivolta contro l'esecutivo socialista, che ha presieduto la più grande crisi dell'economia spagnola degli ultimi trent'anni. Del governo proprio non si parla, se non accomunandone le responsabilità a quelle della classe politica in generale. Se si pensa che per domani tutti i sondaggi sulle amministrative davano una schiacciante vittoria del PP sui socialisti in quasi tutte le regioni chiave e una retromarcia storica delle sinistre perfino in Catalogna, viene da interrogarsi sul tempismo di certe proteste popolari. I precedenti non ispirano troppa fiducia.

20 may. 2011

15-M. Immagini dalla Plaça Catalunya di Barcellona, pomeriggio di venerdì 20 maggio 2011.
Stupisce che i mezzi di comunicazione siano così in difficoltà nel definire il movimento di protesta che da qualche giorno sta animando le piazza spagnole. Qui a Barcellona almeno è abbastanza chiaro che, per contenuti, forme organizzative, slogan ed estetica ci troviamo di fronte all'ennesimo fenomeno contestatario antisistema, che ripropone (per adesso in chiave nonviolenta) le parole d'ordine della sinistra no global del decennio appena trascorso. Si parla di rivoluzione, di potere al popolo, si canta Victor Jara, si lanciano invettive contro il capitalismo, il neo-liberalismo, i partiti e la finanza internazionale. Di buono c'è che la gente passa, osserva e si mette a discutere e, per ora, i giovani in piazza si dimostrano disposti ad ascoltare e a spiegare le loro posizioni.
E' un vero peccato che l'ideologia abbia già sequestrato la protesta: non era una cattiva idea quella di un movimento civico anti-statalista che ponesse l'accento sulla centralità delle persone e le responsabilità delle istituzioni, soprattutto in un paese così poco incline al dibattito e alla partecipazione politica come la Spagna. Non sarebbe stata cosa da poco la nascita di un'indignazione di carattere liberale dopo anni di populismo progressista. Purtroppo di libertà dallo stato si parla poco o nulla e molto invece di popolo, di diritti sociali, di nazionalizzazioni, di lavorare meno lavorare tutti, di occupazioni, di Genova 2001 e così via. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole di maggio, purtroppo.
Sarebbe interessante vedere quel che succede a Madrid per capire se davvero la partecipazione si possa estendere a categorie sociali non inclini a dimostrazioni di piazza, alla cosiddetta classe media, alla fantomatica maggioranza silenziosa. Barcellona è da sempre rivoluzionaria ed è facile che la protesta sia monopolizzata dalla sinistra antisistema. Madrid è, per tradizione, conservatrice e in questo caso potrebbe rivelarsi uno scenario più significativo per capire la sostanza del movimento. Io non mi farei molte illusioni, anche perché lo slogan Democracia Real è già di per sé una dichiarazione di intenti sufficientemente confusa per non generare diffidenza: quando alla parola democrazia si aggiungono aggettivi diversi da liberale, sappiamo come va a finire.
I richiami a Piazza Tahrir e alle rivolte arabe dimostrano quanto la libertà di espressione sia un bene prezioso ma fortemente soggetto all'abuso. Pensare richiede tempo ed energia e quando il fine è la protesta in se stessa l'uno e l'altra si esauriscono con troppa facilità. Da qui la confusione o la strumentalizzazione.
Domani è giornata di riflessione. Il governo ha fatto sapere che la polizia non interverrà se non in caso di palesi infrazioni delle leggi elettorali o in seguito a violenze. E' bene che sia così.
Frenata lunga. Poteva essere il discorso sulla democrazia in medioriente, è stato quello sui confini del 1967. Peccato.
(I meccanismi della (dis)informazione li conosciamo tutti, anche Obama. Quindi ha sbagliato lui dal punto di vista della comunicazione).
Inoltre a mio avviso è stato uno svarione accostare - perfino per contrapporli - manifestanti e terroristi. Cosa significa che gli uni hanno raggiunto in sei mesi quel che gli altri non sono riusciti ad ottenere in anni di attacchi? Forse Obama pensa che i giovani di piazza Tahrir e i nazisti islamisti condividano in fondo gli stessi obiettivi? Sono sicuro di no, ma questo passaggio andava o evitato o chiarito. Se era un ammiccamento alle masse arabe non dev'essere arrivato a destinazione. Io, almeno, mi sarei offeso.
Per il resto un ottimo discorso, ma l'aveva già fatto Bush.

13 may. 2011

Il leader del mondo libero. Io sono per la democrazia ovunque. Ma facciamo finta per un momento che sia un devoto della realpolitik e mi metta a fare due conti: Egitto, regime amico (scaricato); Tunisia, regime non ostile (scaricato); Libia, regime blandito e anestetizzato (bombardato); Siria, regime terrorista e anti-occidentale (ignorato); Iran, regime terrorista e anti-occidentale (ignorato e rassicurato). O a Washington hanno eletto un geniale stratega i cui disegni sfuggono ai comuni mortali o dovremmo iniziare a preoccuparci seriamente.

12 may. 2011

Stanno tutti bene. La campagna di Libia è la guerra che le legittima tutte, la quadratura del cerchio, l'avvento di una nuova era. Due mesi di bombardamenti e nessuna famiglia straziata, nessun bambino dilaniato, nessun matrimonio distrutto in piena festa; le bombe tutte a bersaglio con una precisione e un'intelligenza di recentissima acquisizione, visto che prima sparavamo a casaccio e facevamo un sacco di morti civili; nessun telegionale listato a lutto, nessun quotidiano con gli orrori del conflitto in prima pagina, nemmeno un editorialino rosso per l'indignazione; non un coro anti-imperialista nelle piazze, nessuno studente pugnetti chiusi barba incolta e striscione, i pacifisti tutti a casa ad aspettare l'estate, e le università aperte e liberate. E' il paradiso, una società finalmente matura, che distingue il bene dal male e sa che ai cattivi bisogna sempre fare un mazzo così. E' il silenzio della convinzione e della consapevolezza, l'unanimismo del diritto e della civiltà. Siamo un corpo e un'anima sola, protesi verso il riscatto degli oppressi, nell'attesa dell'angelo liberatore e del ritorno della giustizia. La guerra è pace, scriveva qualcuno. Prima non ne venivamo a capo ma finalmente ce l'abbiamo fatta. Questo intervento straordinario, voluto e approvato da tutti, senza obiettivi e senza spargimenti di sangue, è il conflitto del XXI secolo, la sublimazione dell'umanitarismo, la soluzione finale. La guerra progressista ci proietta verso un'epoca nuova, quella in cui potremo abbattere tutti i malvagi - finalmente - senza sentirci criminali, senza che ci sputino addosso. E' buona, giusta e profuma di pulito. E soprattutto stanno tutti zitti.

10 may. 2011

Quel pugno sempre alzato, mettetevelo nel culo.
Han matado a palos a un disidente cubano. A ver si Serrat o Sabina hacen una canción. Ya sé que no lo mataron los yankis, pero es un muerto a palos tan muerto como otro cualquiera. Ya sé que no lo mató Aznar, pero vean que no respira y lo mataron a palos.
No se parece al Che el muerto, es verdad. No tiene esa cara de maricón iluminado que parece gritar en los carteles: ¡Polla, polla, necesito una polla! Es verdad. Estamos jodidos. Qué vale este muerto. Una puta mierda. ¿Ha entrevistado Mauricio Vicent a la familia del muerto? Hombre, que no es el puto Allende el muerto. ¿Algún jodido escritor dirá algo? Aunque sea una mierdecilla de ocasión. Y Gabilondo ¿soltará alguna de sus deposiciones airadas? A ver. Y Maruja, que se hala las greñas y se araña ese rostro (santocielo, ese rostro) cuando matan a un palestino. A ver. Esa progresía. A ver. Ese Gobierno. Esa Jiménez que farfulle algo ignaro, a su nivel, pero algo. A ver. Ese presidente del país ese president de la provincia que mencione al muerto en algún discurso, que diga su nombre. A ver. Que esa progresía española baje el puño que siempre tiene en alto, se lo meta en el culo, y vea el muerto.
A ver.
Juan Abreu, Emanaciones.

2 may. 2011

Il mondo è un posto piccolo e alla fine vincono i buoni.
Earlier this evening, President Obama called to inform me that American forces killed Osama bin Laden, the leader of the al Qaeda network that attacked America on September 11, 2001.
I congratulated him and the men and women of our military and intelligence communities who devoted their lives to this mission. They have our everlasting gratitude.
This momentous achievement marks a victory for America, for people who seek peace around the world, and for all those who lost loved ones on September 11, 2001. The fight against terror goes on, but tonight America has sent an unmistakable message: No matter how long it takes, justice will be done.
(President George W. Bush's Statement on Osama Bin Laden's Death)