5 jul. 2010

Il pregiudizio anti-religioso. Se formalmente viviamo in una società che dichiara di lottare contro ogni pregiudizio e discriminazione e che sul principio di eguaglianza fonda gran parte della sua stessa legittimità, è evidente come nella realtà diverse forme di pregiudizio o discriminazione vengano accettate e promosse. Pensiamo alla differenza di età pensionabile tra uomini e donne, per fare solo un esempio banale, che non si fonda su nessuna considerazione razionale ma su un semplice pregiudizio positivo. E infatti basta parlare di discriminazioni positive perché tutto vada a posto, dal momento che la neolingua del politicamente corretto calma le nostre coscienze e ci fa sentire bene. I casi sono molteplici, guardatevi attorno. Arrivo al punto. Io sono credente ma non religioso nel senso classico del termine. Vivo in un paese e soprattutto in una regione - Spagna, Catalogna - in cui la dittatura del politicamente corretto raggiunge vette spesso grottesche, a causa del dominio ideologico della sinistra. E credo non sia una casualità che, in questo tipo di società, il pregiudizio anti-religioso sia il sentimento dominante soprattutto tra la popolazione giovane, cresciuta a pane e progresismo. Questo pregiudizio rivela tutta la sua (in)consistenza soprattutto nei confronti della religione cattolica, sotto il fuoco incrociato del governo socialista e dei gruppi di pressione alla moda, collettivi gay, gioventù izquierdistas e independentistas, cantautori e artisti del buen rollito. Ma se passiamo la frontiera il paesaggio è abbastanza simile. Penso di poter affermare che, nell’occidente del XXI secolo, il pregiudizio anti-religioso sia la forma di discriminazione più radicata e incoraggiata. Tu sei religioso, devi essere un primitivo. Tu credi in Dio, non puoi interpretare le dinamiche sociali con la mente aperta. Tu hai fatto le scuole cattoliche, sarai un mezzo facha. Tu vai a messa la domenica, la tua lettura degli avvenimenti sarà certamente distorta. Non solo chi manifesta sentimenti religiosi viene considerato una specie di insetto raro ma si cerca di prevenire la contaminazione del pensiero laico con vere e proprie campagne anti-religiose, mentre chi alimenta e nutre questo pregiudizio rappresenta la modernità, la razionalità, e sfoggia il suo senso di appartenenza all’élite intellettuale della società. Tutto questo, oggi, sembra del tutto naturale, in quanto la retorica dell’eguaglianza e della non-discriminazione (perversione delle buone intenzioni originarie) ha creato un clima di linciaggio morale (e, spesso, non solo) nei confronti di chiunque si discosti dalla linea di pensiero ufficiale. L’ultima ideologia occidentale, il politicamente corretto, chiude il dibattito su dogmi considerati a priori intoccabili, siano essi il cambio climatico, o la prevalenza del pensiero laico e scientifico su quello religioso. Censura le idee contrarie alla realtà desiderata (non a quella oggettiva, che non esiste più) e applica una delle più subdole forme di discriminazione che si possano osservare: quella in nome del progresso e dei deboli (o presunti tali) contro le forze che si oppongono alla inesorabile marcia del bene. Tra queste la religione, non solo nelle sue forme di assimilazione con il potere, ma anche come concetto a se stante, come manifestazione pubblica (e perfino privata) di un sentimento collettivo (e individuale). La superiorità del non-religioso sul religioso è ormai un fatto compiuto e indiscutibile. L’ultima ideologia occidentale, frutto del delirio di onnipotenza del progressismo illuminato, elimina Dio dalla storia e dalla vita degli individui. Il pregiudizio anti-religioso è la frontiera più estrema del politicamente corretto che, per trionfare, ha bisogno di abbattere qualsiasi ostacolo (continua).

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