21 jun. 2011

Passi da gigante verso il fusionismo. Da oggi questo blog non è più cittadino di TocqueVille. Al suo posto Filippo Rossi. Ringrazio Andrea Mancia per aver fatto di tutto per trattenermi e per essere sempre stato così attento ad ogni dettaglio. Solo una cosa: non chiamarmi più, Andrea, se no il telefono scoppia. Si doveva fare la rivoluzione culturale, roba da matti.

20 jun. 2011

Francesco Costa prima, Francesco Costa dopo. Finalmente sappiamo chi ringraziare.
P.S. Ma per Rocca sarà liberale pure Concita?
P.P.S. A proposito di liberali doc, da non perdere l'intervista da veri compagni di Sofri (quello che si è fatto da solo) a D'Alema (quello che si è sfatto da solo): l'idea di darsi del tu fa molto chic proletariat e pervade dall'inizio alla fine l'amena conversazione, dalla quale emerge tra l'altro la curiosa storia dell'ex premier (post)-comunista in veste di dissidente a Praga contro i carri armati dell'Armata Rossa. Commovente. E molto credibile, soprattutto. Secondo me a Praga c'era anche Sofri. E anche Concita.

16 jun. 2011

15 jun. 2011

Fate in fretta prima che Rocca piazzi a sinistra anche lui.


13 jun. 2011

Risposta a Rocca che risponde con indulgenza a Sofri che risponde a Ferrara. Ma perché non vi invitate a cena?

12 jun. 2011

15-M/5. Finita. Durata il tempo di un ciclo mestruale, l'ennesima farsa pseudo-rivoluzionaria si affloscia su se stessa come una tenda di campagna. Loro tornano da papà a riscuotere il mensile e voi, come sempre, ci siete cascati.
Update. Sulla strada verso casa la massa anti-democratica si è imbattuta nello stato di diritto. E ha pensato bene di calpestarlo. Fisicamente.

10 jun. 2011

Il Foglio non c'era ma Sechi sì. A dire il vero il tam tam della foresta l'avevamo sentito già nel 2006 (do you remember Sestri Levante?). Solo che poi si sono portati via i tamburi.
E' immerso in un eterno giorno della marmotta questo paese.

8 jun. 2011

Farsene una ragione. C'è questa cosa del Capranica che fa un po' ridere. Fa ridere Ferrara che la organizza per il "caro amico Silvio", come se Silvio gli amici li avesse mai ascoltati (e meno male). Fanno ridere i giornalisti alla Cerasa che la seguono come se fosse una cosa seria (e capisco che a chi scrive di Vendola ogni giorno possa pure sembrarlo). Fanno ridere gli amanuensi del Post che ne fanno il riassuntino con ostentato disincanto, ché mica è il caro amico Bersani. Fanno ridere i direttori di giornale, convocati per il processo-farsa al leader in ritirata. Fanno ridere quelli che parlano di primarie come se fossero la panacea, e non l'ennesima cretinata inventata per comprare tempo, e mandano petizioni e invitano a firmarle e ci scrivono articolesse lunghe e impegnate. Fanno ridere e anche un po' piangere. Perché la stagione è finita, quella del berlusconismo, e dopo non c'è nulla. Mestiere tutto italiano quello dello smarcarsi. Alla fine vuoi vedere che sarà tutta colpa sua, del capo. Mica dei guitti che sbavavano ad ogni sua uscita. Mica di quelli che annunciavano la rivoluzione culturale del centrodestra e tutto quel che son riusciti a produrre è stato un sito di sondaggi elettorali clandestini. Mica dei bimbi che invocano lo spirito del '94 confondendo Scognamiglio con Margaret Thatcher. Mica dei coraggiosi che alle prime avvisaglie si sono venduti alla destra sociale (e che ogni mattina si ripetono davanti allo specchio che è quella e non un'altra la casa del liberalismo all'italiana). Mica dei visionari che adesso i finiani sono brutti e cattivi e un anno fa salutavano con allegria gli amici di Generazione Italia e Farefuturo. Ma dove cazzo siete sempre quando è ora di capire le cose? A farvi l'aperitivo? Il problema del berlusconismo è che il migliore era il capo. Fatevene una ragione. Ve li meritate i Pisapia, tutti.