31 may. 2012

Grozny, com'era.



Altre immagini.
Prima uccidere, poi controllare. C'è un lungo articolo sul NYT a proposito delle operazioni antiterroriste di Obama. Se alla fine della lettura vi troverete confusi, senza un'idea precisa su cosa pensare, non sarà colpa di una prosa difficile. Dipenderà semplicemente dal fatto che Obama ha fatto dell'ambiguità la cifra della sua presidenza. Obama fa la guerra al terrorismo ma al tempo stesso se ne vergogna. Ha tolto qualsiasi significato ideale alla lotta al fondamentalismo islamico, trasformandola in una pratica burocratica qualsiasi. Questo è un comportamento tipico del funzionario statale che in questo momento (e probabilmente anche nei prossimi quattro anni) occupa la Casa Bianca. Ma nel pezzo c'è un passaggio francamente sconcertante, che avrebbe meritato un approfondimento più ampio da parte degli autori: quello che riguarda il calcolo delle morti civili causate dai bombardamenti con i droni. Sembra che Obama usi un metodo peculiare per stabilire il numero di danni collaterali nelle zone di guerra, un metodo che gli consente di evitare le accuse di crimini contro l'umanità che avevano caratterizzato la gestione del suo predecessore: tutti quelli che si trovano nei paraggi sono considerati terroristi.
It in effect counts all military-age males in a strike zone as combatants, according to several administration officials, unless there is explicit intelligence posthumously proving them innocent.
In pratica l'amministrazione Obama ha instaurato il principio della presunzione di colpevolezza nei teatri di guerra nei quali agisce. Ora, io non sono mai stato di quelli che ritenevano opportuno andare per il sottile con i terroristi. Piuttosto il contrario. Ma detesto la doppiezza e l'ipocrisia, come forse si sarà capito. E posso perfino ammettere e giustificare quella dei politici, ma considero criminale quella dei media. Se la lista nera di Obama, che non discrimina fra combattenti e civili, facendoli rientrare tutti nella stessa categoria di terroristi legittimamente attaccabili, fose stata concepita da Bush, le pagine dei giornali e gli spazi di approfondimento televisivo sarebbero pieni di immagini del presidente con i baffetti alla Hitler. Oggi, quattro anni dopo l'elezione di Obama, sui metodi antiterroristi dell'amministrazione americana regna un silenzio tombale. E così capita che l'uomo più potente della terra possa tranquillamente presentarsi all'opinione pubblica come colui le cui decisioni belliche hanno risparmiato il cento per cento di vittime civili. Ovvero, tutti i morti sono terroristi. Un risultato straordinario, se non fosse frutto della menzogna e della manipolazione. Un esempio di omertà del quarto potere - l'ennesimo - che fa capire fino a che punto si spinga la prostituzione intellettuale in certe redazioni.
But in interviews, three former senior intelligence officials expressed disbelief that the number could be so low. The C.I.A. accounting has so troubled some administration officials outside the agency that they have brought their concerns to the White House. One called it “guilt by association” that has led to “deceptive” estimates of civilian casualties.
“It bothers me when they say there were seven guys, so they must all be militants,” the official said. “They count the corpses and they’re not really sure who they are.”

18 may. 2012

Kaliningrad, 1975.



Per appassionati di atmosfere sovietiche.

3 may. 2012

Storia del cinese cieco e dei suoi falsi amici. C'era una volta un cinese cieco. Era una brava persona, aiutava la gente, parlava con le madri che non volevano abortire. Come sempre succede, a qualcuno non piaceva la sua buona volontà. Un giorno arriva un ordine dalla capitale e il cinese cieco di buona volontà e la sua famiglia sono cacciati dal loro villaggio e mandati a svernare altrove. Non possono muoversi e sono controllati dalle guardie del governo in ogni momento. Sembra che siano in galera ma non sono criminali, solo persone per bene a cui qualcuno ha deciso di fare del male. Un giorno la galera finisce e il cinese cieco e i suoi tornano a casa. Ma anche questa volta la casa ha l'aspetto di una prigione. Perché fuori ci sono dei cani rabbiosi che girano intorno e non lasciano uscire nessuno. Una notte, approfittando del sonno dei cani rabbiosi, il cinese cieco salta dalla finestra e si mette a correre. Si fa male a un piede ma non vuole fermarsi, perché sa che se rallenta i cani rabbiosi lo raggiungeranno. Lungo la strada trova alcuni amici che lo portano lontano, fino alla capitale. Il cinese cieco ha sentito che nella capitale ci sono degli uomini che possono aiutarlo. Sono forestieri e vivono là per lavoro. Vengono da un grande paese, una terra veramente libera, chiamata America. Il cinese cieco va a casa di questi uomini, certo della loro accoglienza. Ma, per sua sorpresa, quegli stranieri così ben vestiti non sembrano molto contenti di vederlo. Invece di festeggiare il suo arrivo, cominciano a guardarsi intorno preoccupati e a fare un mucchio di telefonate. Al cinese cieco piacerebbe tanto visitare la terra libera da cui vengono quei forestieri ma non lo dice, aspettando che siano loro ad invitarlo. Invece, la mattina dopo, i suoi ospiti gli dicono che è meglio che se ne vada, che quella non è proprio casa loro e che i veri padroni di casa non hanno piacere che lui alloggi lì. Il cinese cieco non sa cosa fare ma, alla fine, si convince che è meglio ascoltare quel consiglio per evitare che la sua famiglia ne soffra. Dicendo di voler curare la sua ferita al piede, i signori ben vestiti della terra libera lo accompagnano all'ospedale. Qui, ad aspettarlo, trova i veri padroni di casa che lo prendono in custodia e lo sottraggono a sguardi indiscreti. Il cinese cieco si accorge che quei forestieri in fondo erano più amici dei padroni di casa che amici suoi. E comincia ad avere paura e a raccontare la sua storia alla gente. Ma nessuno può aiutarlo, perché i padroni di casa non lo lasciano mai solo. Da lontano il cinese cieco sente i cani rabbiosi abbaiare. E capisce che qualcuno lo ha tradito.
Gli intoccabili e l'intoccabile. La decisione di @christianrocca, @lucasofri e @francescocosta di impedirmi l'accesso al loro profilo Twitter dice molto della nuova casta del giornalismo italiano.