21 abr. 2014

Immacolato. Lessi Cent'anni di solitudine da adolescente e ne fui catturato. Poi imparai a situare libri, fatti e persone nel contesto appropriato e cominciai a separare la prosa fluente e accattivante dalla personalità degli autori. Mi regalai in fondo una semplice operazione di igiene mentale che ben pochi hanno osato compiere in questi giorni di ricordi, necrologi e alleluia in cui la figura del narratore deve andare in paradiso a dispetto di tutto e a nessuno sembra concesso chiedere conto delle sue opzioni politiche. Sul sostegno di García Márquez a Fidel Castro e al suo regime rimando alle poche righe dello scrittore cubano Juan Abreu, che evidentemente appartiene a un circolo letterario diverso da quello del colombiano. Lui dall'isola è dovuto fuggire come molti suoi colleghi mentre a Gabo il Partito regalava una casa nei dintorni de L'Avana. Io mi limito a chiosare con la domanda di sempre, certo di non ricevere nemmeno questa volta una risposta soddisfacente: se invece della revolución il premio Nobel avesse appoggiato una qualunque delle dittature di destra che ha conosciuto l'America Latina nel secolo scorso, cosa leggeremmo oggi sul suo conto?

14 abr. 2014