12 may. 2011

Stanno tutti bene. La campagna di Libia è la guerra che le legittima tutte, la quadratura del cerchio, l'avvento di una nuova era. Due mesi di bombardamenti e nessuna famiglia straziata, nessun bambino dilaniato, nessun matrimonio distrutto in piena festa; le bombe tutte a bersaglio con una precisione e un'intelligenza di recentissima acquisizione, visto che prima sparavamo a casaccio e facevamo un sacco di morti civili; nessun telegionale listato a lutto, nessun quotidiano con gli orrori del conflitto in prima pagina, nemmeno un editorialino rosso per l'indignazione; non un coro anti-imperialista nelle piazze, nessuno studente pugnetti chiusi barba incolta e striscione, i pacifisti tutti a casa ad aspettare l'estate, e le università aperte e liberate. E' il paradiso, una società finalmente matura, che distingue il bene dal male e sa che ai cattivi bisogna sempre fare un mazzo così. E' il silenzio della convinzione e della consapevolezza, l'unanimismo del diritto e della civiltà. Siamo un corpo e un'anima sola, protesi verso il riscatto degli oppressi, nell'attesa dell'angelo liberatore e del ritorno della giustizia. La guerra è pace, scriveva qualcuno. Prima non ne venivamo a capo ma finalmente ce l'abbiamo fatta. Questo intervento straordinario, voluto e approvato da tutti, senza obiettivi e senza spargimenti di sangue, è il conflitto del XXI secolo, la sublimazione dell'umanitarismo, la soluzione finale. La guerra progressista ci proietta verso un'epoca nuova, quella in cui potremo abbattere tutti i malvagi - finalmente - senza sentirci criminali, senza che ci sputino addosso. E' buona, giusta e profuma di pulito. E soprattutto stanno tutti zitti.

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