24 sept. 2011

Per una volta. C'è poi questo comunicato incredibile del collettivo dei terroristi di ETA in prigione, che si dichiarano a favore di un cessate-il-fuoco permanente e che i giornali riprendono come se fosse una cosa seria. Una cosa seria, in un paese civile, sarebbe che i macellai di una banda di bombaroli marxisti non potessero costituirsi in collettivo né emettere comunicati. Ma siccome siamo in Spagna fra qualche anno potremmo vederli insigniti del Principe de Asturias. Una cosa seria sarebbe chiudere le porte delle celle, buttare le chiavi e non dar voce a criminali che stanno tentando l'ennesima mossa per accreditarsi come prigionieri politici in un conflitto inesistente. Bella questa del conflitto, come se ci fossero due legittimi contendenti che si affrontano su un campo di battaglia, e non lo stato di diritto da una parte e degli incappucciati con le mani sporche di sangue dall'altra. Un'altra brillante eredità della tappa Zapatero questa della legittimazione del socialismo rivoluzionario basco, con Bildu (erede di Batasuna) installatasi in centinaia di municipi, primo fra tutti quello di San Sebastian. Uno scandalo senza precedenti in Europa. Prima di Breivik, chiaro, sul destino del quale fior di sociologi e penalisti si stanno scervellando, perché 21 anni, perfino in Norvegia, sembrano effettivamente un po' pochi. In un paese civile, cioè non la Norvegia, Breivik non sarebbe mai arrivato all'udienza preliminare. In un paese civile l'avrebbe ammazzato qualcuno che passava di lì, un minuto dopo la mattanza, non potendosi un minuto prima. E uno stato civile avrebbe fatto finta di non vedere, per una volta. La carta su cui si scrivono certi comunicati costa troppo per essere insozzata così.

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