2 sept. 2011

Annessione. Pare che a Little Havana da un bel po' si siano stancati di combattere. Forse aspettano che muoia il grande vecchio, poi che muoia il fratello, poi tutti i lacché del regime. Aspettano, insomma. A vederla la Calle Ocho di Miami è una strada lunga e bruttina, una Cuba americana, ma troppo lenta nel ritmo e nei pensieri, dove nessuno sembra aver più voglia di mettere il dito nell'occhio alla famiglia Castro. Hanno anche invitato Pablo Milanés a cantare, come se tutto fosse finito, e invece la guerra continua. Continua per quel taxista che diciassette anni fa ha rischiato la vita su una balsa e oggi può spiegare di essere "nato un'altra volta" dopo aver messo piede in America. Continua perché sull'isola lui non ci torna nemmeno per vedere sua madre ma i soldi a casa li deve mandare comunque, e a Fidel i dollari dei gusanos piacciono eccome. Continua perché, come ha scritto uno che ne sa più di me, finché anche uno solo si sente in guerra, la guerra non è finita. Ma i cubani di combattere hanno sempre avuto poca voglia, mi pare. Certo, i Castro sono bestie feroci e quella del comunismo caraibico è la favola dei salotti progre europei e degli snob dal culo caldo. Ma anche Gheddafi spara, anche Assad fa fucilare gli oppositori. Eppure. L'unica soluzione per Cuba è che se l'annettano gli Stati Uniti d'America. Rocca dice che Obama ha un piano. Rocca dice sempre che Obama ha un piano. Rocca dice di essere di sinistra. Quindi dovete credergli. Speriamo faccia in fretta però, se no invece di miamizzare l'Havana, finiranno per havanizzare Miami. Non lo dico io, ma quello che ne sa più di me.
Spero che qualcuno si annetta anche la Birmania, dopo aver visto Aung San Suu Kyi sorridere ai suoi carcerieri, come se niente fosse. Pensano di comprarsi un po' di benevolenza con il loro pacifismo ostentato, perdente. Ma la riconciliazione è l'ultima menzogna delle dittature, un'idea falsa, pericolosa e insultante finché gli assassini sono vivi, vegeti e al potere. E' come chiedere scusa di essere vittime, è trovarsi dalla parte della ragione senza crederci fino in fondo. E' un'allucinazione che ti fa pensare che un cantore del regime totalitario come Milanés possa essere in buona fede perfino quando scrive lettere vergognose e svergognate o butta lì frasi da sbirro come "ciò non implica che sia in disaccordo con Fidel e che sia d'accordo con las Damas de Blanco". Non sia mai che ti tolgano i privilegi da bardo comunista, caro compagno Pablo. E Yoani applaude, e come applaude, dal suo rifugio di dissidente cibernetica, intoccabile, ormai ospite fissa dei salotti buoni (in contumacia). Quanto le piace il Pablo che parla di amicizia, ponti e mani tese. Sorriderà anche lei quando Raul la inviterà a pranzo davanti alle telecamere di stato? Potete scommetterci.
E' la riconciliazione, tesoro. E chi non è d'accordo è un fottuto fascista.

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