26 mar. 2012

Siria, fare niente e capirci meno. Adesso che non è più trending topic su Twitter, tre considerazioni rapide sulla situazione siriana. La prima: il regime non riesce a prevalere sull'opposizione armata e l'opposizione armata non riesce ad abbattere il regime. Tradotto, Assad vince, perché il tempo gioca a suo favore e, mentre i ribelli sparano, ha buon gioco a proporre pseudo-riforme che la comunità internazionale non vede l'ora di avallare (vedi il fantoccio Annan, quello del Ruanda). La seconda: il protagonismo assunto dal Free Syrian Army è un errore madornale, che si ritorcerà contro la legittimità delle rivendicazioni antigovernative. Il tirannicidio è lecito ed auspicabile ma le azioni di guerriglia contro i civili alienano la simpatia dell'opinione pubblica interna e internazionale. Vendette e ritorsioni sui cosiddetti collaborazionisti - compiute da un gruppo armato composto per lo più da estremisti senza controllo - si stanno consumando nel silenzio generale. La propaganda ufficiale qualifica i raids nelle case degli attivisti come attività antiterrorista e ogni giorno che passa sarà sempre più difficile confutare queste affermazioni, grazie alla benevolenza con cui si continua a trattare il cosiddetto esercito di liberazione. La terza: l'occidente, rintanato nella teoria del leading from behind, sta riconsegnando ad Assad un paese che nei primi mesi di rivolta era sul punto di perdere. Io credo che i casi siano solo due: o si interviene militarmente o si cerca una soluzione di compromesso che permetta almeno di fermare la carneficina. Siccome la prima opzione per adesso è scartata a priori, non resta che la mezza sconfitta della seconda. Ma se si propone una risoluzione che si è già sicuri verrà bocciata da Russia e Cina, la mezza sconfitta diventa doppiamente vergognosa: perché conferma l'impotenza delle democrazie in sede ONU e perché ne sottolinea l'ipocrisia e la malafede. Anche se hanno fatto sfoggio di indignazione, non è che i nostri abbiano giocato pulitissimo nel Consiglio di Sicurezza, quando hanno messo ai voti la mozione "further measures" poco prima che Lavrov raggiungesse Damasco per continuare i negoziati. Ora, se è facile e nemmeno troppo sbagliato dire che la Russia difende il regime siriano, meno semplice sarà smontare la teoria secondo cui quelli del dialogo stanno proprio a Mosca e a Damasco, visto che l'opposizione non sembra accettare compromessi e l'occidente, con Assad in carica, non vuol nemmeno cominciare a parlare. Fosse per me Assad avrebbe seguito Saddam nel buco da un pezzo, ma siccome io sono guerrafondaio e da Washington ci spiegano che il loro forte è la diplomazia, almeno cerchino di dimostrarlo. Conclusione: la primavera araba si squaglia, l'opposizione marcisce e tiranno e signora continuano a scrivere e-mail. Obama sarà rieletto e forse allora renderà nota la sua Grand Strategy per il medioriente.

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