5 feb. 2012

Poveretto. Ecco c'è uno scrittore Paolo Nori che ha anche un blog che mi piace abbastanza perché fa sempre citazioni di autori russi e a me la Russia interessa un po'. E questo post lo scrivo come lo scriverebbe lui cioè nello stile che lui scrive i suoi libri e anche i suoi post che può piacere o no ma è uno stile abbastanza originale. Lo scrivo come lui per dimostrare che mi piace appunto. Solo che a questo scrittore Paolo Nori che è anche traduttore perché sa il russo, che bello sapere il russo, a questo scrittore dicevo io qualche giorno fa gli ho fatto una domanda su una frase che aveva scritto e che proprio non capivo e la frase era questa, la metto in corsivo così si capisce che l'ha scritta lui: C’erano delle cose complicate, lì ad Auschwitz. La cosa più complicata, mi sembra, era: tutta questa bontà. Esser lì insieme a settecento studenti, tutta questa bontà. Ma lì io non ci pensavo, ci penso adesso che sono tornato: tutta questa bontà. Noi, siamo abituati che essere buoni c’è da avere vergogna, mi sembra. Noi siamo abituati così. Non in Polonia, in Italia.
Ecco io l'ho riletta un sacco di volte ma proprio non capivo cosa volesse dire quella frase ed ero sicuro che era colpa mia mica sua perché lui l'aveva scritta e doveva sapere per forza cosa voleva dire. E allora gli ho mandato una lettera e gli ho chiesto me la spieghi? Solo quello me la spieghi. E lui non solo non me l'ha spiegata ma mi ha detto di andare a comprare Il Fatto che lì c'era quella frase nel suo contesto e che se volevo potevo provare a capirla da solo perché lui non aveva niente da spiegare e la frase si capiva benissimo e voleva dire quel che c'era scritto. Allora io gli ho detto che Il Fatto preferivo non comprarlo e che ero un suo lettore e che mi bastavano due parole di spiegazione mica un manuale. E lui mi ha risposto poveretto. In una parola sola. E allora ho capito che è proprio un bravo scrittore questo Paolo Nori. E anche una brava persona.

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