16 feb. 2012

Caro amico ti scrivo. Tra tutte le balle dei dittatori cui stampa e diplomazie occidentali sono propense a dar ascolto (e sono parecchie), quella dei negoziati sul nucleare è un must. Kim Jong-il ne sparava una a settimana, salvo rimangiarsela nel weekend. Adesso è la volta di Ahmadinejad. Seguiranno editoriali sull'imperdibile occasione per stabilizzare l'area e caute ma ricettive dichiarazioni da Foggy Bottom. Poi l'Associated Press si farà prestare uno stanzone dall'Irna e ci illustrerà i profondi cambiamenti in corso nel paese. Tavole rotonde sponsorizzate dalla Cina, incoraggiamenti da Mosca e inchini da Strasburgo. Ad ogni nuovo reattore di Teheran risponderanno musi lunghi di circostanza e ammiccamenti sotto i banchi. Alla fine tutto tornerà al punto di partenza. Non so nemmeno perché perdo tempo a scriverne.
P.S. Poi ogni tanto salta in aria qualcuno e tutti a chiedersi come mai.

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