1 abr. 2003

The New Yorker vs. Rumsfeld. Dopo aver dato il via alla campagna che ha portato Richard Perle alle dimissioni (qui la sua difesa), in questo articolo (già famoso ancor prima della pubblicazione) il settimanale attacca il Segretario alla Difesa e la sua strategia di “guerra leggera”. Non entriamo nel merito in quanto non siamo esperti militari. Ci limitiamo a due considerazioni per così dire “politiche”. La prima. Come tutte le critiche che in questi giorni stanno montando sui mezzi di informazione, anche questa ci sembra assai prematura: ricordiamo solo che sia la Prima Guerra del Golfo, sia l’intervento in Kosovo, sia quello in Afghanistan richiesero diverse settimane prima di raggiungere l’esito prefissato. La seconda. L’articolo sembra dettato dagli avversari politici di Rumsfeld e dice esattamente ciò che tutti i suoi oppositori vorrebbero sentire: errori di valutazione, arroganza, incompetenza militare. Troppo facile per essere vero. Sa di preconfezionato, conservato e tirato fuori alla prima occasione. Ma forse un po’ troppo presto.

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