6 oct. 2012

Serve altro? In Spagna, qualche giorno fa, il ministro di educazione, cultura e sport ha detto due cose abbastanza importanti. La prima: le scuole catalane sono una fabbrica di indipendentismo. La seconda: il governo spagnolo è disposto a pagare alcuni istituti scolastici catalani per fomentare l'insegnamento in lingua spagnola. Le due affermazioni sono in contraddizione, anche se non lo sembrano. Spiego perché. Che il sistema educativo catalano sia finalizzato alla diffusione del catalanismo e del nazionalismo è talmente evidente che bisogna essere ciechi e sordi per non accorgersene. Basti pensare che il famoso modello di immersione linguistica (ovvero, tutte le classi in catalano e lo spagnolo trattato come lingua straniera), nato in teoria per difendere la minoranza linguistica di casa, è diventato ormai uno strumento di affermazione identitaria, un veicolo per un insegnamento-indottrinamento volto alla creazione dell'uomo catalano. Da qui per successive onde espansive, l'appropriazione della letteratura, della storia, perfino della geografia in chiave catalanista. Siccome si tratta di un fatto evidente, ai limiti del banale, la levata di scudi contro l'affermazione del ministro è stata pressoché unanime, come si usa nei sistemi irregimentati: come ti permetti, che cazzo dici, non sai di cosa parli, tornatene a casa. E vengo alla seconda dichiarazione. Un governo coerente, che facesse seguire alle parole i fatti, procederebbe subito a far rispettare la legge: se in Catalogna esiste un bilinguismo sancito in primo luogo dalla costituzione, la discriminazione dello spagnolo nelle scuole non è accettabile. Non importa se in Catalogna siano poche le famiglie che abbiano richiesto di scolarizzare i propri figli in istituti in cui la lingua veicolare sia lo spagnolo, si tratta di far rispettare un principio. Invece che fa l'esecutivo, per bocca del suo ministro? Si pente della denuncia appena fatta e, riconoscendo la propria sconfitta ideologica, si dichiara disposto a pagare, cioè a comprare alcune scuole catalane affinché insegnino in lingua spagnola. Che è come dire che a Barcellona la legge dello stato non si applica e che il governo, pur essendone cosciente, è impotente al riguardo e deve ricorrere ad una sorta di tangente educativa. Il che conduce dritti dritti a una conclusione: se il nazionalismo regionale è oggi in Spagna ai massimi livelli è soprattutto colpa della pavidità, incompetenza e mediocrità di una classe politica che ha aperto ai fondamentalisti dell'identità tutte le porte, in cambio di nulla.

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