10 oct. 2012

Il vuoto davanti. Dai nazionalisti intenti a catalanizzare tutto, ai ministri che rispondono (a parole) con la necessità di spagnolizzare gli studenti catalani. E' diventato uno scontro fra dementi la politica, in questo paese di nazioni inventate. Alla base del delirio, l'equivoco colossale - condiviso pressoché all'unanimità da partiti e opinione pubblica - per cui è compito dello stato, del potere pubblico, imporre un modello culturale ed educativo, così come economico, sociale e via dicendo. Nessuno in Spagna discute più la pretesa che l'istituzione prevalga sull'individuo, nessuno mette in dubbio che la massa debba avere la meglio su tutto il resto, stato di diritto compreso. La massa che si è prestata a farsi bandiera catalana durante Barça-Real Madrid, ha rappresentato graficamente la sua sottomissione volontaria al ruolo attribuitole da una classe politica fallimentare e fallita: quello di strumento inerte e ubbidiente. Tutto già visto, ma qui nessuno sa nulla, nessuno ricorda nulla. Questo declino ha molti padri, viene da lontano, ma gli ultimi dieci anni di intossicazione ideologica sono stati decisivi. Qualsiasi seme di liberalismo che fosse sopravvissuto alle avventure delle sinistre rivoluzionarie prima e del franchismo poi, è stato sterminato dai virus del relativismo, del qualunquismo e del politicamente corretto. Si apre adesso un vero e proprio baratro ma la contrapposizione non è quella falsa, tra cittadini e classe politica, che i giornali vendono da mesi. E' il divario fra una mentalità corrotta, assistenziale, protezionista  e la modernità quello che condanna questo paese di nazioni inventate all'irrilevanza. Sempre che vada bene.

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