23 feb. 2011

"Esportare la democrazia". Piaccia o no l’espressione, significa semplicemente tentare di rimuovere gli ostacoli che impediscono il libero esercizio dei diritti politici e delle libertà individuali in un paese sottoposto a un regime dittatoriale. A seconda dei casi questo si può ottenere finanziando le opposizioni, boicottando o logorando i governi, uccidendo i dittatori o, quando serve, facendo la guerra. Il tutto per creare le condizioni necessarie allo sviluppo di una società civile. Obiettivi essenziali: la fine della dittatura, la fine della repressione, l’instaurazione dei principi di rappresentanza e di alternanza politica, il rispetto delle opposizioni, la garanzia dei diritti e delle libertà. Insomma il cammino verso lo stato di diritto, un processo lungo, costoso e pieno di ostacoli ma meritevole di essere iniziato e perseguito.
Non c’è bisogno di girarci attorno e non è difficile come dicono alcuni. E’ un concetto semplice, civile, umano che, come tutte le cose quando si fanno politiche, si incontra e qualche volta si scontra anche con logiche di altro tipo. Se ne può discutere, ci si può litigare, e si può perfino fregarsene. Ma per favore non credete a chi vi dice che il mondo è più complicato e che queste sono chiacchiere da bar. In genere è solo perché lui quel mondo e quelle chiacchiere non le capisce molto bene.

Oggi sarebbero otto anni di blog.

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