16 may. 2009

Birmania. Processo alla Dama/3.



Degli appelli e delle mobilitazioni non parlo. Hanno stancato e durano due giorni. Si manifestano a intermittenza, ad intervalli lunghissimi, nelle rare occasioni in cui la causa birmana diventa di dominio pubblico. Ma la tragedia di un popolo dimenticato da dio e dagli uomini continua ogni giorno, da decenni, mentre quelli che oggi lanciano appelli e stampano magliette stanno facendo l'aperitivo. Non è un caso che sia Aung San Suu Kyi a concentrare l'attenzione mediatica. Nella maggior parte dei casi il suo nome è l'unica cosa che si conosce della Birmania, come fosse solo un simbolo, un'immagine, un santino, e non una persona tra le persone, una vittima tra le vittime. Lei, capitata in mezzo alla storia un po' per caso, è invece consapevole che attorno al suo mito che si riaccende a intermittenza, sono i cinquantasette milioni di birmani i veri eroi di questa rappresentazione drammatica. Dalle sue Lettere dalla mia Birmania:
Niente è paragonabile al coraggio della gente comune i cui nomi restano ignoti e i cui sacrifici passano inosservati. Il coraggio di chi osa senza riconoscimenti, senza la protezione che viene dall'attenzione dei media, è il coraggio che commuove, che ispira e che rinsalda la nostra fede nell'umanità.

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