29 ene 2013

Chiaro, no? Christian Rocca, ottobre 2011:
Dopo Thomas Friedman e Fareed Zakaria, oggi è il turno di Walter Russel Mead a completare la troika di autorevoli commentatori dell’establishment di politica estera americana che in tre giorni ha spiegato come la politica estera di Obama sia diventata uguale a quella di Bush. Friedman l’aveva presa in generale, Zakaria aveva puntato sull’Iran, WRM invece parla della Corea del Nord:
«The longer President Obama stays in the White House, the more closely his foreign policy seems to track George W. Bush».
Il politologo, su American Interest, cita un articolo del New York Times che racconta lo scetticismo dei vertici dell’Amministrazione Obama rispetto al dialogo con "il paese canaglia" Corea del Nord, anche se dimentica di ricordare che Bush era favorevole ai colloqui a sei con i coreani.
Mead è contrario alle politiche pro regime change, ma spiega che ora anche Obama, dopo Clintone Bush, si è finalmente reso conto che le belle intenzioni e le banalità non riescono a trasformare i cattivi in buoni.
Christian Rocca, gennaio 2013:
Il monumento del pensiero liberal americano, Leon Wieseltier, scrive sul nuovo New Republic che la dottrina di sicurezza nazionale di Obama è chiaramente ispirata a quella (di destra) di Donald Rumsfeld: "Impronta leggera" (nota per Rep.: che non è quella neocon, ma quella tradizionalmente repubblicana). Obama ha modificato in due modi l'approccio di Rumsfeld: 1) ha limitato i fini per meglio adattarli ai mezzi e 2) ha applicato il metodo anche alla politica estera. E ora a Washington la F-word, la parolaccia, non è più Fuck, ma Freedom. Qui lo avete letto 4 anni fa.

19 ene 2013

Antologia/9-10. I post più argomentati degli ultimi due anni.

"Esportare la democrazia"
Il buco nero
Stanno tutti bene
15-M
15-M/2
15-M/3
15-M/4
Farsene una ragione
Incompatibili
Soddesinistracosì
Zombies
Annessione
Normalizzati
Nopasarán
La fine della prima rivolta araba
Per una volta
La massa
La più grande di tutte le facezie
La parabola del buon capitalista
Gusanos
Perché possono
Occupy Donosti
Occupy Donosti/2
Riassunto Italia
La bestia umana (riportare Auschwitz dentro la storia)
Rivolta d'Egitto
Leading from confusion
Rivolta d'Egitto/2
Lo scandalo Monti
Come lavorano al Post

Vi vogliono cadaveri
Maestri e secchioni
Era tutta una finzione
Poveretto
Fuori tempo
Giustizia impopolare, giustizia giusta
Eutanasia di una civiltà
Una nuova umanità
Danni incalcolabili
Appunti sulle rivolte arabe. Anno I
Siria, fare niente e capirci meno
Che strage che fa
La famiglia
Basta ya
Birmania, istruzioni per l'uso
Canta che ti passa
Descamisados
Storia del cinese cieco e dei suoi falsi amici
Prima uccidere, poi controllare
Keynes e l'aspirina
Obama vs. Ortega
Il sordido, squallido e criminale regime dei fratelli Castro
Batman è stanco
Gandhiani e vincenti
Detartrase di coscienza
Detartrase di coscienza/2
Come lavorano al Post/2
Il secolo stronzo
Normalità
Serve altro?
Nati ieri
Il vuoto davanti
Banditi a L'Avana
La premessa è erronea
Il secolo stronzo/4
Quanto mi manca il texano/2
La continuazione della sinistra con altri mezzi
Un passo avanti, due indietro

15 dic 2012

Caro amico ti pubblico. Ora, a prescindere dal fatto che nel caso specifico Rocca abbia ragione, viene da chiedersi cosa spinga la redazione del Post a pubblicare come articolo di rilevanza un'opinione così banale da essere alla portata di chiunque - in rete - un quarto d'ora dopo la notizia della strage. La risposta è semplice: la marchetta, il gettone di presenza, il leccaculismo, le tre regole auree del giornalismo italiano.

13 dic 2012

E il liberismo è di sinistra. Il fantasma del Christian Rocca che fu scrive adesso che uccidere coi droni è di destra. Salotti aperti per un altro anno.

16 nov 2012

I sommersi e il salvato (chi ha detto Bengasi?). Mi chiedo solo cosa sarebbe successo, a livello di media e di opinione pubblica internazionale, se al posto di Obama ci fosse stato qualsiasi presidente repubblicano in lizza per la rielezione.

8 nov 2012

Contenti voi/2. Io non so perché scriviate tanto. Se schierate un moderato di centro contro uno di estrema sinistra, vince il moderato di centro. Se schierate un moderato di centro contro un moderato di sinistra intelligente, vince il moderato di sinistra intelligente. Se schierate un estremista di destra contro un moderato di sinistra anche stupido, vince il moderato di sinistra anche stupido. Se schierate due estremisti uno contro l'altro, perdono tutti. E così via.

7 nov 2012

Contenti voi. Condivisibile il commento di Federico Punzi sulla riconferma di Obama, salvo per un aspetto: il candidato repubblicano centrista, moderato, quasi fusionista, serve solo a perdere bene contro un liberal dalle caratteristiche simili, mai a vincere. L'ansia da moderazione che ha investito i supporters di Romney nell'ultimo periodo ha di fatto garantito la riconsegna dell'America al suo avversario. Se ti trovi davanti un democratico scaltro e col vento della stampa in poppa e rinunci a galvanizzare le folle, arrivi secondo.

28 oct 2012

Stato di diritto. Appena ascoltato alla tv spagnola a proposito dei processi a politici e banchieri: "Una vittoria dell'avvocato, una sconfitta della società". Per dire la coscienza giuridica.

27 oct 2012

Silenzio non vale. In attesa di sapere cosa pensa Aung San Suu Kyi di questo. Antecedenti.

26 oct 2012

Un passo avanti, due indietro. La finzione della village democracy in Cina è ben rappresentata dalla storia di Wukan, il villaggio che saltò alle cronache lo scorso anno per una rivolta che, apparentemente, aveva piegato le autorità. Dodici mesi dopo, gli insorti hanno adottato linguaggi e modi dei loro predecessori. La rimozione di alcuni funzionari di partito e la cooptazione di persone fino al momento estranee all'amministrazione pubblica non significava affatto che l'apparato accettasse di perdere il controllo del territorio e dell'attività politica che vi si svolgeva. Al contrario, si trattava di un modo per neutralizzare la protesta e ricondurla nei binari consueti. Questo è quel che succede in Cina da anni e continuerà allo stesso modo finché una vera rivoluzione civile rompa il monopolio centrale del partito unico.
Il secolo stronzo/5. A proposito di rimozioni, The Nation riesce a scrivere un necrologio di Hobsbawm senza accennare nemmeno una volta alla sua orgogliosa adesione all'esperimento comunista e alle sue conseguenze. Questa la frase più esplicita al riguardo:
In 1952, Hobsbawm helped to found Past and Present, which became the world’s most influential English-language historical journal. Its board included many Marxist scholars—Christopher Hill, E. P. Thompson and others—who left the Communist party in the wake of 1956. Hobsbawm, as noted above, did not follow them out of the party, but he made his intellectual home with them. He remained on the editorial board until his death.
Segue spiegazione della sua passione per il jazz.
Ecco l'Hobsbawm-pensiero in poche, disgraziate, battute, a beneficio di chi lo dimentica o lo rimpiange (ahinoi):
HOBSBAWM: You didn’t have the option. You see, either there was going to be a future or there wasn’t going to be a future and this [the Communist Party] was the only thing that offered an acceptable future.
IGNATIEFF: In 1934, millions of people are dying in the Soviet experiment. If you had known that, would it have made a difference to you at that time? To your commitment? To being a Communist?
HOBSBAWM: This is the sort of academic question to which an answer is simply not possible…I don’t actually know that it has any bearing on the history that I have written. If I were to give you a retrospective answer which is not the answer of a historian, I would have said, ‘Probably not.’
IGNATIEFF: Why?
HOBSBAWM: Because in a period in which, as you might imagine, mass murder and mass suffering are absolutely universal, the chance of a new world being born in great suffering would still have been worth backing. Now the point is, looking back as an historian, I would say that the sacrifices made by the Russian people were probably only marginally worthwhile. The sacrifices were enormous; they were excessive by almost any standard and excessively great. But I’m looking back at it now and I’m saying that because it turns out that the Soviet Union was not the beginning of the world revolution. Had it been, I’m not sure.
IGNATIEFF: What that comes down to is saying that had the radiant tomorrow actually been created, the loss of fifteen, twenty million people might have been justified?
HOBSBAWM: Yes.
Non si fa così. Il padrone di Zara dona 20 milioni di euro a Caritas. Ovviamente i progre protestano.
Per la pensione. Grande inchiesta del NYT sulle ricchezze della famiglia Wen, ovvero il clan del primo ministro cinese. Resto dell'idea che nelle dittature il problema essenziale sia la repressione, non la corruzione, e quindi mi piacerebbe di più leggere un bel reportage sul sistema concentrazionario del PCC, black jails comprese. Ma accontentiamoci, a volte una cosa tira l'altra. E poi giornalisticamente è davvero un bel lavoro.

24 oct 2012

La continuazione della sinistra con altri mezzi. La vittoria di nazionalisti, separatisti e filo-etarras nel País Vasco, e quella degli stessi soggetti politici che si prospetta in Catalogna a fine novembre, a parte le letture ovvie, ne contiene una che mi pare non sia stata ancora sufficientemente esplicitata. Quando la sinistra decise, con Zapatero, di sciogliere le briglie del fondamentalismo identitario, per puro calcolo politico, firmò probabilmente la propria sentenza di morte, almeno nei territori interessati. Il nazionalismo, forma primordiale di populismo, è naturalmente destinato ad inghiottire gran parte dell'elettorato attratto da parole d'ordine come comunità, solidarietà (nazionale), corporativismo, perfino collettivismo. Come la sinistra socialdemocratica o comunista, i nazionalisti fanno appello alla retorica pubblica contro l'individualismo, ai diritti della massa (e, per estensione, del territorio) in contrapposizione a quelli della persona. Ma, al contrario della sinistra che l'ha persa da tempo, hanno dalla loro una spinta emotiva in grado di rispondere all'esigenza di caudillismo che si sta chiaramente manifestando nella società spagnola. Non credo che il PSE (socialisti baschi) e il PSC (socialisti catalani) siano in grado di trarre le dovute conclusioni dalle loro rispettive débacles elettorali, ma farebbero bene a farlo. L'esplosione dell'isteria identitaria è destinata a far piazza pulita del loro discorso politico, ormai svuotato di contenuti e a disposizione del miglior offerente. Proprio un bel lavoro.