Stato di diritto. Appena ascoltato alla tv spagnola a proposito dei processi a politici e banchieri: "Una vittoria dell'avvocato, una sconfitta della società". Per dire la coscienza giuridica.
28 oct 2012
26 oct 2012
Un passo avanti, due indietro. La finzione della village democracy in Cina è ben rappresentata dalla storia di Wukan, il villaggio che saltò alle cronache lo scorso anno per una rivolta che, apparentemente, aveva piegato le autorità. Dodici mesi dopo, gli insorti hanno adottato linguaggi e modi dei loro predecessori. La rimozione di alcuni funzionari di partito e la cooptazione di persone fino al momento estranee all'amministrazione pubblica non significava affatto che l'apparato accettasse di perdere il controllo del territorio e dell'attività politica che vi si svolgeva. Al contrario, si trattava di un modo per neutralizzare la protesta e ricondurla nei binari consueti. Questo è quel che succede in Cina da anni e continuerà allo stesso modo finché una vera rivoluzione civile rompa il monopolio centrale del partito unico.
Il secolo stronzo/5. A proposito di rimozioni, The Nation riesce a scrivere un necrologio di Hobsbawm senza accennare nemmeno una volta alla sua orgogliosa adesione all'esperimento comunista e alle sue conseguenze. Questa la frase più esplicita al riguardo:
Ecco l'Hobsbawm-pensiero in poche, disgraziate, battute, a beneficio di chi lo dimentica o lo rimpiange (ahinoi):
In 1952, Hobsbawm helped to found Past and Present, which became the world’s most influential English-language historical journal. Its board included many Marxist scholars—Christopher Hill, E. P. Thompson and others—who left the Communist party in the wake of 1956. Hobsbawm, as noted above, did not follow them out of the party, but he made his intellectual home with them. He remained on the editorial board until his death.Segue spiegazione della sua passione per il jazz.
Ecco l'Hobsbawm-pensiero in poche, disgraziate, battute, a beneficio di chi lo dimentica o lo rimpiange (ahinoi):
HOBSBAWM: You didn’t have the option. You see, either there was going to be a future or there wasn’t going to be a future and this [the Communist Party] was the only thing that offered an acceptable future.
IGNATIEFF: In 1934, millions of people are dying in the Soviet experiment. If you had known that, would it have made a difference to you at that time? To your commitment? To being a Communist?
HOBSBAWM: This is the sort of academic question to which an answer is simply not possible…I don’t actually know that it has any bearing on the history that I have written. If I were to give you a retrospective answer which is not the answer of a historian, I would have said, ‘Probably not.’
IGNATIEFF: Why?
HOBSBAWM: Because in a period in which, as you might imagine, mass murder and mass suffering are absolutely universal, the chance of a new world being born in great suffering would still have been worth backing. Now the point is, looking back as an historian, I would say that the sacrifices made by the Russian people were probably only marginally worthwhile. The sacrifices were enormous; they were excessive by almost any standard and excessively great. But I’m looking back at it now and I’m saying that because it turns out that the Soviet Union was not the beginning of the world revolution. Had it been, I’m not sure.
IGNATIEFF: What that comes down to is saying that had the radiant tomorrow actually been created, the loss of fifteen, twenty million people might have been justified?
HOBSBAWM: Yes.
Non si fa così. Il padrone di Zara dona 20 milioni di euro a Caritas. Ovviamente i progre protestano.
Per la pensione. Grande inchiesta del NYT sulle ricchezze della famiglia Wen, ovvero il clan del primo ministro cinese. Resto dell'idea che nelle dittature il problema essenziale sia la repressione, non la corruzione, e quindi mi piacerebbe di più leggere un bel reportage sul sistema concentrazionario del PCC, black jails comprese. Ma accontentiamoci, a volte una cosa tira l'altra. E poi giornalisticamente è davvero un bel lavoro.
24 oct 2012
La continuazione della sinistra con altri mezzi. La vittoria di nazionalisti, separatisti e filo-etarras nel País Vasco, e quella degli stessi soggetti politici che si prospetta in Catalogna a fine novembre, a parte le letture ovvie, ne contiene una che mi pare non sia stata ancora sufficientemente esplicitata. Quando la sinistra decise, con Zapatero, di sciogliere le briglie del fondamentalismo identitario, per puro calcolo politico, firmò probabilmente la propria sentenza di morte, almeno nei territori interessati. Il nazionalismo, forma primordiale di populismo, è naturalmente destinato ad inghiottire gran parte dell'elettorato attratto da parole d'ordine come comunità, solidarietà (nazionale), corporativismo, perfino collettivismo. Come la sinistra socialdemocratica o comunista, i nazionalisti fanno appello alla retorica pubblica contro l'individualismo, ai diritti della massa (e, per estensione, del territorio) in contrapposizione a quelli della persona. Ma, al contrario della sinistra che l'ha persa da tempo, hanno dalla loro una spinta emotiva in grado di rispondere all'esigenza di caudillismo che si sta chiaramente manifestando nella società spagnola. Non credo che il PSE (socialisti baschi) e il PSC (socialisti catalani) siano in grado di trarre le dovute conclusioni dalle loro rispettive débacles elettorali, ma farebbero bene a farlo. L'esplosione dell'isteria identitaria è destinata a far piazza pulita del loro discorso politico, ormai svuotato di contenuti e a disposizione del miglior offerente. Proprio un bel lavoro.
I dissociati. La Vanguardia, terza pagina, titolo sul dibattito dell'altra sera: Romney si allontana dai neocon. Funziona così la stampa, qui: si attribuisce un'etichetta assurda a qualcuno che non ti piace (Romney sta ai neocon come La Vanguardia al rigore giornalistico); si crea una narrativa intorno a quell'etichetta; quando la realtà dimostra che l'etichetta è fasulla si attribuisce al soggetto/oggetto etichettato un cambiamento rispetto alle presunte posizioni iniziali. Di modo che la responsabilità della dissociazione non ricadrà mai sul giornalista che ha inventato e diffuso la balla, ma sul soggetto/oggetto della balla inventata e diffusa dal giornalista. E via tutti contenti, ché il Barça ha vinto di nuovo all'ultimo minuto.
23 oct 2012
Quanto mi manca il texano/2. Ci sarebbe da scrivere parecchio sul caso Armstrong ma non ho molto tempo. Mi limito a poche considerazioni.
1) Il processo cui è stato sottoposto - che non si può nemmeno definire indiziario, in quanto basato essenzialmente su testimonianze firmate dopo la sentenza di condanna - è un chiaro esempio di inversione dell'onere della prova, volto a rendere impossibile una difesa cui giustamente Armstrong ha deciso di rinunciare.
2) Che questo sia avvenuto negli Stati Uniti, sulla spinta di un clamore popolare nato e cresciuto oltreoceano (cioè da noi), dimostra come la civiltà giuridica sia un bene a rischio perfino nelle democrazie più consolidate.
3) Leggere, sulla stampa europea, che non importa che Armstrong abbia superato indenne tutti i test anti-doping cui è stato sottoposto, visto che alla fine la sua colpevolezza è stata dimostrata dal suo stesso rifiuto di difendersi e dalle accuse dei suoi ex-compagni, dà la cifra della considerazione in cui è tenuto lo stato di diritto da parte delle nostre opinioni pubbliche. Fatte le debite proporzioni, è come giustificare le condanne dei processi staliniani in base alle confessioni ottenute dagli imputati.
4) Il sospetto che ha accompagnato Armstrong fin dalle sue prime vittorie non deriva da un convincimento basato su fatti concreti ma dal pregiudizio che, soprattutto in Europa, è riservato ai vincenti di qualsiasi categoria, specialmente se americani. Ad Armstrong non è mai stato perdonato di essere un reduce, un combattente, un esempio di sacrificio e di determinazione. Nessun doping potrà mai cancellare la sua impresa colossale come sportivo e la sua traiettoria esemplare come essere umano. La ricerca spasmodica dell'inganno da parte dei suoi detrattori è cominciata nel momento stesso della sua affermazione come ciclista. Non era concepibile che un sopravvissuto alla malattia si dimostrasse così superiore a qualsiasi altro atleta senza aiuti illeciti. Dal sospetto alla colpevolezza il passo sarebbe stato breve, si trattava solo di trovare i capi di imputazione e qualche compagno di strada disposto a tradirlo. Oggi gli inquisitori hanno la loro vittima.
5) Il problema dello sport non è il doping, ma gli organismi anti-doping. La cultura del sospetto necessaria alla loro sopravvivenza sta distruggendo l'essenza stessa della competizione. L'ipocrisia insita nel meglio puliti che vincenti serve solo a spegnere ogni interesse per la performance, il risultato, la vittoria, che sono da sempre il sale di qualsiasi avvenimento sportivo di alto livello. Per eccellere è necessario arrivare al limite, creare condizioni fisiche e ambientali che consentano di superarsi, allenarsi più e meglio di chiunque altro. Stabilire un confine tra pratiche lecite (gli allenamenti in altitudine o l'assunzione di determinate sostanze consentite, per fare alcuni esempi) e quelle illecite non risponde a nessuna logica coerente, meno che mai quella della parità di condizioni di partenza, in quanto nessun atleta si preparerà mai alla competizione usando gli stessi metodi di un altro. Sarebbe ora di passare pagina e accettare la realtà per quella che è. Armstrong vinceva perché era il migliore e nessuna droga ha mai consegnato a un mediocre sette Tour de France.
1) Il processo cui è stato sottoposto - che non si può nemmeno definire indiziario, in quanto basato essenzialmente su testimonianze firmate dopo la sentenza di condanna - è un chiaro esempio di inversione dell'onere della prova, volto a rendere impossibile una difesa cui giustamente Armstrong ha deciso di rinunciare.
2) Che questo sia avvenuto negli Stati Uniti, sulla spinta di un clamore popolare nato e cresciuto oltreoceano (cioè da noi), dimostra come la civiltà giuridica sia un bene a rischio perfino nelle democrazie più consolidate.
3) Leggere, sulla stampa europea, che non importa che Armstrong abbia superato indenne tutti i test anti-doping cui è stato sottoposto, visto che alla fine la sua colpevolezza è stata dimostrata dal suo stesso rifiuto di difendersi e dalle accuse dei suoi ex-compagni, dà la cifra della considerazione in cui è tenuto lo stato di diritto da parte delle nostre opinioni pubbliche. Fatte le debite proporzioni, è come giustificare le condanne dei processi staliniani in base alle confessioni ottenute dagli imputati.
4) Il sospetto che ha accompagnato Armstrong fin dalle sue prime vittorie non deriva da un convincimento basato su fatti concreti ma dal pregiudizio che, soprattutto in Europa, è riservato ai vincenti di qualsiasi categoria, specialmente se americani. Ad Armstrong non è mai stato perdonato di essere un reduce, un combattente, un esempio di sacrificio e di determinazione. Nessun doping potrà mai cancellare la sua impresa colossale come sportivo e la sua traiettoria esemplare come essere umano. La ricerca spasmodica dell'inganno da parte dei suoi detrattori è cominciata nel momento stesso della sua affermazione come ciclista. Non era concepibile che un sopravvissuto alla malattia si dimostrasse così superiore a qualsiasi altro atleta senza aiuti illeciti. Dal sospetto alla colpevolezza il passo sarebbe stato breve, si trattava solo di trovare i capi di imputazione e qualche compagno di strada disposto a tradirlo. Oggi gli inquisitori hanno la loro vittima.
5) Il problema dello sport non è il doping, ma gli organismi anti-doping. La cultura del sospetto necessaria alla loro sopravvivenza sta distruggendo l'essenza stessa della competizione. L'ipocrisia insita nel meglio puliti che vincenti serve solo a spegnere ogni interesse per la performance, il risultato, la vittoria, che sono da sempre il sale di qualsiasi avvenimento sportivo di alto livello. Per eccellere è necessario arrivare al limite, creare condizioni fisiche e ambientali che consentano di superarsi, allenarsi più e meglio di chiunque altro. Stabilire un confine tra pratiche lecite (gli allenamenti in altitudine o l'assunzione di determinate sostanze consentite, per fare alcuni esempi) e quelle illecite non risponde a nessuna logica coerente, meno che mai quella della parità di condizioni di partenza, in quanto nessun atleta si preparerà mai alla competizione usando gli stessi metodi di un altro. Sarebbe ora di passare pagina e accettare la realtà per quella che è. Armstrong vinceva perché era il migliore e nessuna droga ha mai consegnato a un mediocre sette Tour de France.
Quanto mi manca il texano. Era difficile dimostrarsi più insipidi del peggior presidente dai tempi di Carter, in politica estera. Ecco, Romney ce l'ha fatta.
P.S. Ovviamente a Rocca Romney è piaciuto perché ha fatto vedere "che tra i due candidati non c’è alcuna differenza di posizione". Come tra Obama e Bush, aggiunge in conclusione. E' la balla che Rocca ha venduto in questi quattro anni, una fesseria a cui peraltro non crede nemmeno lui, che infatti inizia il pezzullo scrivendo di un Obama "realista e poco idealista". Ma come, non era uguale a Bush, quello dell'esportazione della democrazia? Ah già, ma Bush in realtà era di sinistra, come Rocca, mentre Obama è di sinistra-destra come Bush padre. Ops, aspetta, ma Bush padre non era proprio come Kissinger, aveva anche un non so che di Clinton. Ma no dai, che Clinton era tutto di sinistra anche se non ha esportato un bel niente. Ma allora, la sinistra esporta o no? Chissenefotte, l'importante è il Dry Martini con Renzi.
P.S. Ovviamente a Rocca Romney è piaciuto perché ha fatto vedere "che tra i due candidati non c’è alcuna differenza di posizione". Come tra Obama e Bush, aggiunge in conclusione. E' la balla che Rocca ha venduto in questi quattro anni, una fesseria a cui peraltro non crede nemmeno lui, che infatti inizia il pezzullo scrivendo di un Obama "realista e poco idealista". Ma come, non era uguale a Bush, quello dell'esportazione della democrazia? Ah già, ma Bush in realtà era di sinistra, come Rocca, mentre Obama è di sinistra-destra come Bush padre. Ops, aspetta, ma Bush padre non era proprio come Kissinger, aveva anche un non so che di Clinton. Ma no dai, che Clinton era tutto di sinistra anche se non ha esportato un bel niente. Ma allora, la sinistra esporta o no? Chissenefotte, l'importante è il Dry Martini con Renzi.
21 oct 2012
Generazione Tocqueville. Erano (eravamo) partiti per fare la rivoluzione liberale e sono finiti aggrappati alle braghe di Alfano. Meno male che non ho mai pagato la quota.
Un altro aiutino. Quando avete detto che si farà il dibattito tra i candidati sulla politica estera?
20 oct 2012
E la svastica, no? Si vede che il secolo stronzo continua nel XXI, altrimenti non si spiegherebbe questo poster dell'UE con falce e martello in bella vista, come simbolo di unione e condivisione. Sono questi i frutti dell'opera di autori come Hobsbawm, ahinoi, come direbbe Nomfup.

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