29 jun 2008

Zimbabwe. Vie d'uscita. Secondo me con un bel dossier di 60 pagine si potrebbe mettere tutto a posto

24 jun 2008

Sotto il segno del silenzio. Su Liberal a pagina 9 articolo del sottoscritto su una storia vietnamita di giornalismo e corruzione. Appena è online (fra una quindicina di giorni) la metto. Per ora fidatevi. 

19 jun 2008

Cento di questi giorni.















Oggi è il compleanno di ASSK. Il regime l'ha festeggiato così:

Pro-Junta thugs broke up a rally by supporters of Myanmar's democracy icon Aung San Suu Kyi on Thursday, detaining several people shouting slogans demanding her release on her 63rd birthday, witnesses said.
They said at least six truckloads of Swan-Arr-Shin, or 'Masters of Force", gang members waded into the crowd outside the dilapidated headquarters of Suu Kyi's National League for Democracy (NLD) in the former capital, Yangon.
'We saw some of them slapping and beating NLD members,' said one witness who saw several people taken away.
Qui altri dettagli dell'imboscata.

18 jun 2008

Birmania. Uomini e no.













Al di là del tenore un po' superficiale dell'articolo (mancano cifre esatte, stime e verifiche concrete), è certamente vero che la mobilitazione dei privati e di piccoli gruppi di cittadini ha impedito che il disastro umanitario post-Nargis risultasse ancora più drammatico. La contrapposizione tra uno stato impegnato a ritardare il più possibile i soccorsi e una comunità che ha fatto delle poche risorse disponibili un tesoro inestimabile si rivela oggi in tutta la sua enormità. I cinici dicono che ogni popolo ha il governo che si merita ma questa facezia non è mai stata così fuori luogo come nel caso birmano. La speranza è che l'embrione di società civile nato dall'emergenza possa in un futuro non troppo lontano costituire la base per la rinascita del paese:
“Our group started with five people,” said a young Rangoon doctor. “We didn’t collect money, food and other supplies, but just told our relatives and friends that we would go to the Irrawaddy Delta to help people there. Then people who know us donated cash, rice and other relief items for the survivors.”
Some local relief initiatives grew to scores of volunteer workers.
“These civic groups born in the aftermath of Cyclone Nargis are unlike civil society in western countries,” said Khin Zaw Win, a Burmese researcher in Rangoon. “They are rooted in goodwill, replacing the irresponsible people.”
Ma in assenza di un consistente intervento esterno le cui forme restano da definire, questo ammirevole sforzo collettivo è destinato a perdersi come sempre nel labirinto della repressione e dell'indifferenza. 

27 may 2008

Aung San Suu Kyi. Il sussurro proibito.



Il patto era che quel nome non si sarebbe dovuto pronunciare. Né nelle segrete stanze del palazzo di Naypyidaw al cospetto di sua eccellenza il Generalissimo Than Shwe, né nella sala conferenze dell'hotel di Rangoon in cui i generali hanno rinchiuso i rappresentanti di una cinquantina di paesi per estorcere il denaro della "ricostruzione". Inutile precisare che Ban Ki-moon e i suoi hanno eseguito alla lettera le disposizioni ed il divieto è stato solennemente rispettato. Perfino in conferenza-stampa il numero uno dell'ONU, interpellato su quel nome, ha risposto senza proferirlo. Mai, nemmeno una volta, neppure per sbaglio. "Si è parlato di vittime, non di politica", ha sentenziato come se fossero due storie diverse.
Il nome probito si declina come un sussurro: Aung San Suu Kyi. Per lei oggi si compivano cinque anni di arresti domiciliari ininterrotti (dei quasi tredici che ha passato rinchiusa) e "secondo la legge birmana" avrebbe dovuto essere rilasciata. Curiosa espressione e ingenua speranza in un paese dove il diritto è morto di pena e la sorte individuale dipende dalla parola o dal silenzio di un'alta uniforme. Un ufficiale si è disturbato ad andarla a trovare nella sua casa-prigione per comunicarle che l'arresto continuerà, sei mesi o un anno, ancora non è chiaro ma non importa perché il rituale è vuoto e conta solo l'arbitrio.
Un bagno di realtà per gli illusi, per chi continua a credere che la benevolenza dei tiranni si possa comprare, per quelli che non si stancano mai di omaggiare il carceriere pretendendo di fare il bene del prigioniero. Vanno a salvare la Birmania e non sono neanche capaci di pronunciarne il nome.

24 may 2008

Il sacco della Birmania.



Cittadini birmani messi in fila dal regime per la visita di Ban Ki-moon a Kyondah, il villaggio Potemkin dell'Irrawaddy.

Domani 45 paesi si preparano a consegnare nelle mani di Than Shwe qualche miliardo di dollari (i generali ne chiedono modestamente undici) a fondo perduto. La fretta da parte delle autorità nel dichiarare chiusa la fase dei soccorsi (mai iniziata veramente) e aperta quella della ricostruzione si spiega facilmente pensando alle cifre che circolano. La Birmania è il secondo paese più corrotto del mondo, dopo la Somalia. Tutto il potere economico, come quello politico, è detenuto dai generali, dalle loro famiglie e dalla ristretta cerchia di sodali che monopolizzano le attività finanziarie. Non è difficile immaginare quali forzieri andranno ad ingrossare i finanziamenti che verranno stanziati. Il sacco della Birmania può continuare nel silenzio assenso della comunità delle nazioni:
Of the billion, Than Shwe has spent only about $5 million on assistance, so instead of shoveling more money into his pockets, donors ought to demand to know where his money is. Than Shwe has made Burma the second most corrupt country globally, and I hope the world has learned by now that dumping money into a corrupt system makes the problem worse, not better.
Tre settimane e un giorno. La gente muore di fame, le navi di noia:
The U.S., along with the British and French, have assembled a huge response force off Myanmar.
The U.S. force is led by the USS Essex, an aircraft-carrier-like flattop ship that carries more than a dozen helicopters, amphibious landing craft and about 1,000 U.S. Marines. The Essex, joined by three other ships, has been waiting almost within sight of the coast.
The French amphibious assault vessel Mistral and the British frigate HMS Westminister were also in the area, ready to respond.
I monaci non hanno bisogno di permessi.

18 may 2008

Birmania. Storie.


Storia di Than Lwin che un'onda portò lontano lontano.
Storia di Mya Win che fa il riso più buono della città.
Storia di Phwar Sein che adesso ha paura delle nuvole.
Storia del villaggio di Peinneakone dove la notte gridano i fantasmi.
Storia di Zaw Tika che raccoglie i soldi per chi è rimasto.
Storia di un maestro di scuola che ha salvato un mappamondo e la foto di Than Shwe.

14 may 2008

Mentre fuori si muore. La situazione secondo The New Light of Myanmar, l'organo di stampa ufficiale della dittatura.

6 mar 2008

Quel naso allegro da nigeriano in gita. La fiducia che gli oppositori in esilio ripongono nell'ennesima missione birmana di Gambari è presto spiegata da questa vignetta apparsa ieri sull'Irrawaddy:



Un affannato inviato dell'ONU bussa con le sue valigie alla porta dei dittatori e due topolini di passaggio commentano più o meno: "Guarda! Il nostro turista preferito è tornato per altre avventure".
C'è da scommettere che, dopo aver prolungato fino all'ultimo l'attesa del rappresentante del Palazzo di Vetro per il visto d'ingresso, anche questa volta la giunta saprà utilizzare a proprio esclusivo beneficio la sua presenza per legittimare la farsa costituzional-elettorale imposta al paese. Gambari è uno che arriva preceduto sempre da proclami di fermezza per andarsene sistematicamente con la coda tra le gambe dopo qualche incontro di circostanza con esponenti minori del regime e rappresentanti di un'opposizione ridotta ai minimi termini. Come unici risultati dei suoi viaggi si ricordano qualche foto, molte strette di mano e soprattutto la capacità di far apparire i macellai di Naypyidaw interlocutori rispettabili in un dialogo inesistente. A proposito di inesistenti, Fassino è semplicemente scomparso, inghiottito dal vortice della pre-campagna elettorale italiana. E certamente è meglio così. La sua nomina alle cose birmane resterà negli annali come una delle decisioni più peculiari (eufemismo) nella storia dell'UE.
Tornando alle cose serie, questa analisi spiega con chiarezza la non-scelta di fronte a cui si trovano i birmani il prossimo maggio (sempre che il referendum si faccia davvero):

By announcing plans to hold a referendum on a draft constitution in May, the regime has given Burma and the world a classic non-choice.
On the face of it, the choice is simple and clear: Do you support the constitution, yes or no? But the real choice is not so straightforward. Basically, the generals are asking a weary Burmese populace (and an increasingly jaded community of concerned world citizens, who don’t know whether to root for the monks or Rambo) which of the following two scenarios they find easier to live with:
A situation whereby military rule is permanently enshrined, with a shaky guarantee of some civic involvement from pliable non-military organizations (in the event of a “yes” vote); or,
An indefinite period of military rule with only a remote hope that the opposition will someday emerge strong enough to challenge the army’s stranglehold on Burmese public life (in the event of a “no” vote).
Lettura consigliata a chi si sia perso le puntate precedenti (su questo blog e altrove).
Secondo le disposizioni emanate di recente dai militari, chi si esprime pubblicamente contro il referendum rischia fino a tre anni di carcere. Inoltre è tuttora in vigore la norma che prevede vent'anni per coloro che si oppongono in qualsiasi modo al processo costituente e alla carta costituzionale. Tutta una garanzia di trasparenza ed imparzialità per l'esito del voto di maggio. Quelli che nel piccolo villaggio di Amarapura hanno avuto il coraggio di affiggere manifesti come questo sanno perfettamente cosa li aspetta. A Yangon le retate preventive sono già cominciate:

Three Rangoon men were arrested on Friday for casual comments they made about the Burmese referendum and general election, according to sources.
Vietato parlare, ammesso solo il voto positivo, i cittadini saranno accompagnati al seggio dai guardiani dell'USDA.
Sugli arresti che continuano mentre noi mandiamo Gambari in gita segnalo l'intervista a Thet Wai, esponente della NLD, che racconta come le celle birmane siano di fatto il luogo di incontro involontario di una intera generazione di attivisti per la democrazia, accomunati dallo stesso destino di repressione:

I stayed in Insein prison for about six days starting the 26th of February in Hall No. 3 with 88 generation student leaders Ko Ko Gyi, Ko Mya Aye, Ko Win Maw, two abbots from Maggin monastery, Myanmar Nation Chief Editor Ko Thet Zin, U Sein Win Maung, poet Ko Saw Wai, Ko Pye Phyo Hlaing from Bogale and Ko Aung Kyaw Kyaw, brother of U Gambira. There are two or three prisoners in each cell. We are not allowed to walk outside the cell for security reasons. So our health deteriorates while in there. Ko Win Maung is suffering from emphysema and bronchitis and was recently discharged from the hospital. Ko Kyaw Soe injured his head and is suffering from frequent severe headaches because of this injury.
Da Pakokku, uno dei centri nevralgici della rivolta pacifica di settembre, ha scritto per Repubblica Daniele Mastrogiacomo. Anche se non esiste una "chiesa buddista", il reportage vale la pena.

18 feb 2008

E tutto il resto è letteratura.



Presa da qui.

14 feb 2008

Chi vive e chi muore in Birmania.



Than Shwe passa in rassegna le truppe, cioè i bambini schierati in reggimento in occasione dello Union Day, due giorni fa. La foto dimostra che il generalissimo è in discreta forma e che può continuare la sua benefica opera per il paese. Chi invece non ha avuto una buona giornata è il leader della Karen National Union che oggi è stato ucciso sulla porta di casa sua da due sconosciuti. L'assassinio è avvenuto in territorio thailandese, il che pone qualche interrogativo sulla sicurezza dei leader politici in esilio a Mae Sot e dintorni:

Stunned Karen officials blamed undercover Burmese govermment agents for the attack, but it is unclear how they could have penetrated the closely guarded border, marked by a river flowing west of the town.
Thai observers pointed out that Mahn Sha had made enemies within the KNU since taking over as KNU General Secretary following the death of the movement's previous leader, the charismatic General Saw Bo Mya in December 2006.
Mahn Shar, così come alcuni esponenti della Generazione dell'88, aveva previsto un aumento della violenza dopo l'annuncio del referendum-farsa da parte della giunta:
"Everybody is terrified that there could be a hit list from the Burmese military circulating around Thailand of people to be killed," he said.
In realtà sui mandanti ci sono diverse ipotesi, anche in considerazione della travagliata storia del movimento di liberazione Karen. Altri racconti dell'orrore.
Ne parlavo anche qui.

2 feb 2008

Storia di una foto. Quella che non ti aspetti.

11 ene 2008

10 ene 2008

Sciuscià.



Oggi l'immagine dalla Birmania è questa. Si riconosce (almeno credo) il numero quattro del regime nonché primo ministro in carica Thein Sein seduto in attesa dell'inizio di un atto ufficiale. Ai suoi piedi - letteralmente - un ufficiale di rango inferiore intento a... lucidargli le scarpe. Dettagli che fanno la storia.