14 oct 2012

Il secolo stronzo/3. Per dire la sudditanza psicologica e l'irredimibilità della sinistra. Un esempio vicino a noi, così non dite ma quelli chi sono. Il blog Nomfup, che non è mica Il Manifesto, commentava così la scomparsa di Hobsbawm:
Scomparso, ahinoi, Eric Hobsbawm.
Dove quell'ahinoi non è - mi permetto di interpretare - umana pietas per un signore che non c'è più, ma apprezzamento per uno storico la cui opera si ammirava e le cui idee, come minimo, non si condannavano.
I casi sono due: o alla redazione di Nomfup non sanno chi è Hobsbawm e quali posizioni ha sostenuto nel corso della sua esistenza, o semplicemente ne approvano il lavoro e il punto di vista ideologico. In entrambi i casi a sinistra continuano ad avere un problema, quello delle tre scimmiette. Non si può stare con Nguyen Chi Thien e con Hobsbawm nella stessa stanza.
Il secolo stronzo/2. La differenza fra chi il comunismo l'ha sofferto sulla propria pelle e chi l'ha giustificato e appoggiato dal salotto di casa sua. Nguyen Chi Thien (strano, non lo conoscete?) vs. Hobsbawm.
Imagine that Hobsbawm had fallen in love with Nazism as a youth and spent the rest of his career whitewashing Hitler’s atrocities. Suppose he’d refused for decades to let his Nazi Party membership lapse, and argued that the Holocaust would have been an acceptable price to pay for the realization of a true Thousand-Year Reich. It is inconceivable that he would have been hailed as a brilliant thinker or basked in acclaim; no self-respecting university would have hired him to teach; politicians and pundits would not have lined up to shower him with accolades during his life and tributes after his death.
Yet Hobsbawm was fawned over, lionized in the media, made a tenured professor at a prestigious university, invited to lecture around the world.

12 oct 2012

Bombardate la Norvegia (reloaded). Dopo il Nobel per la Pace ad Arafat, trovo del tutto coerente la decisione di assegnare il premio all'UE. Sorprende lo stupore, sono decenni che il mondo gira in direzione ostinata e contraria alla decenza e al senso del ridicolo. Se esistesse ancora il socialismo reale la prossima volta toccherebbe al PCUS. Bisogna rendersi conto che il politicamente corretto è il tic totalitario del nostro tempo, il metadone dei tossicodipendenti dell'ideologia. Perfettamente logico, peraltro, che il riconoscimento arrivi da una nazione che ha punito un serial killer con ventun anni di hotel a quattro stelle. Per me l'unica differenza fra Oslo e Teheran è la bomba atomica.

11 oct 2012

Realismo e levitas. Consiglierei ai più giovani, ma non solo, la lettura di un un piccolo gioiello stilistico, opera di Roberto Piccoli. Si intitola Breviario del giovane politico ed è una raccolta di pensieri sulla pratica della politica, partendo dalle lezioni dei maestri Guicciardini, Machiavelli e Mazzarino. E' un testo corto ma non facile, decisamente originale nei contenuti ma soprattutto nella forma. Qui la presentazione dell'autore. Ma il libro è molto più interessante di quanto dice lui.
Chi ha detto Renzi? Da quasi ventiquattr'ore sul Post non c'è un pezzo su Renzi. Lo avranno scaricato come fecero con Fini? Come, non ricordate il famoso Fini vince, il gemellaggio col Secolo, i 5-6 pezzi settimanali su finiani, farefuturi, Perine e generazioni Italia? Per gli smemorati ecco un riassuntino, ancora in attesa di replica.
Ma torniamo a Renzi. Beninteso, il sostegno all'Obama de' noantri è un'altra cosa. C'è tutto un processo, una maturazione dietro. Sofri si era innamorato di Fini perché per mandar via Berlusconi valeva tutto, si sa che la sinistra è puttana. Quindi ha fondato il suo Post in linea con quella che al momento sembrava la dottrina vincente, il post-fascismo del XXI secolo. Come spesso capita agli entusiasti, una volta accortosi - va be', c'è voluto un annetto, che volete che sia - di aver preso una cantonata, fece finta di nulla e passò ad altro, fiducioso che nessuno dei suoi gliel'avrebbe fatto notare. E così fu. Si sa che la sinistra è omertosa. Con Renzi, anzi Matteo, no. Renzi è dei loro: ggiovane, de' sinistra, tecnologgico, ganzo. Dalla democrazia proletaria a Matteo il salto è grande, ci mancherebbe. E puntuale è partita la campagna per le primarie, che vale la pena seguire, non si sa mai che il Sofri ggiovane, de' sinistra, tecnologgico, ganzo pure lui, un bel giorno si dimentichi tutto, come quella volta.
Tralascio quel che c'è stato prima dell'inizio del tour, e mi limiterò solo ai pezzi principali, senza contare pensierini, editorialini, post-it e virgolettati in cui il suddetto è citato almeno una volta.
Solo un'eccezione: quel favoloso Renzi contro l'antiberlusconismo, che Sofri dev'esserci rimasto male.
11 settembre 2012: Il logo della "campagna elettorale" di Matteo Renzi
13 settembre 2012: Inizia la campagna di Renzi
16 settembre 2012: Il video di Matteo Renzi a Lucca
25 settembre 2012: Quelli di destra che votano Renzi alle primarie
26 settembre 2012: "Lo show di Renzi funziona"
27 settembre 2012: Le risposte di Renzi
8 ottobre 2012: Una risposta da Matteo Renzi (un'altra, risponde molto Renzi)
9 ottobre 2012: Renzi a Che tempo che fa
9 ottobre 2012: Chi sono gli elettori di Renzi
10 ottobre 2012: Cosa ha detto oggi Matteo Renzi
Come vedete siamo ancora in fase di avviamento, ma negli ultimi giorni l'attività della redazione del Post si sta intensificando. Certo, sarà difficile eguagliare la fase finiana del direttore.
Seguiranno aggiornamenti.

10 oct 2012

Il vuoto davanti. Dai nazionalisti intenti a catalanizzare tutto, ai ministri che rispondono (a parole) con la necessità di spagnolizzare gli studenti catalani. E' diventato uno scontro fra dementi la politica, in questo paese di nazioni inventate. Alla base del delirio, l'equivoco colossale - condiviso pressoché all'unanimità da partiti e opinione pubblica - per cui è compito dello stato, del potere pubblico, imporre un modello culturale ed educativo, così come economico, sociale e via dicendo. Nessuno in Spagna discute più la pretesa che l'istituzione prevalga sull'individuo, nessuno mette in dubbio che la massa debba avere la meglio su tutto il resto, stato di diritto compreso. La massa che si è prestata a farsi bandiera catalana durante Barça-Real Madrid, ha rappresentato graficamente la sua sottomissione volontaria al ruolo attribuitole da una classe politica fallimentare e fallita: quello di strumento inerte e ubbidiente. Tutto già visto, ma qui nessuno sa nulla, nessuno ricorda nulla. Questo declino ha molti padri, viene da lontano, ma gli ultimi dieci anni di intossicazione ideologica sono stati decisivi. Qualsiasi seme di liberalismo che fosse sopravvissuto alle avventure delle sinistre rivoluzionarie prima e del franchismo poi, è stato sterminato dai virus del relativismo, del qualunquismo e del politicamente corretto. Si apre adesso un vero e proprio baratro ma la contrapposizione non è quella falsa, tra cittadini e classe politica, che i giornali vendono da mesi. E' il divario fra una mentalità corrotta, assistenziale, protezionista  e la modernità quello che condanna questo paese di nazioni inventate all'irrilevanza. Sempre che vada bene.

9 oct 2012

I dibattiti un po' servono. Primo e ultimo sondaggio che pubblico su questo blog. Un sacco di dati interessanti, anche se poi la realtà è quella di novembre.
Nati ieri. Daniele Raineri è bravo ed è sempre nelle zone di guerra. Uno dei pochi che scrivono ancora di quello che vedono e non di quello che leggono da qualche altra parte. Però fa un po' cadere le braccia quando dice che "è tempo di cominciare a distinguere" i terroristi dagli attivisti. Io non sono così vecchio ma ricordo che la battaglia terminologica in questione risale almeno a 9 anni fa, ai tempi della guerra in Iraq. Fu allora che certa stampa, la maggioritaria, cominciò a chiamare resistenti e attivisti perfino i membri di Al Qaeda che facevano saltare in aria gli iracheni al mercato con una frequenza quasi quotidiana. Era allora che bisognava cominciare a distinguere, e qualcuno di noi ci ha fatto più di una battaglia dai suoi blog. Il problema del giornalismo attuale è che non ha memoria e non contestualizza. Ogni giorno è un giorno nuovo, si ricomincia sempre daccapo. Così è più facile sembrare originali, senza dover sempre ricordarsi delle spalle dei giganti (nani a loro volta) su cui si è appoggiati. Quelli del Foglio e gli ex di turno, poi, sono specialisti in questa sorta di perenne giovinezza argomentativa. Basta leggere i tweets di Bellasio, di un'ingenuità disarmante per uno che per qualche ragione sta dove sta.

8 oct 2012

Catalogna, ottobre 2012. Una quasi-unanimità spaventosa.

6 oct 2012

Serve altro? In Spagna, qualche giorno fa, il ministro di educazione, cultura e sport ha detto due cose abbastanza importanti. La prima: le scuole catalane sono una fabbrica di indipendentismo. La seconda: il governo spagnolo è disposto a pagare alcuni istituti scolastici catalani per fomentare l'insegnamento in lingua spagnola. Le due affermazioni sono in contraddizione, anche se non lo sembrano. Spiego perché. Che il sistema educativo catalano sia finalizzato alla diffusione del catalanismo e del nazionalismo è talmente evidente che bisogna essere ciechi e sordi per non accorgersene. Basti pensare che il famoso modello di immersione linguistica (ovvero, tutte le classi in catalano e lo spagnolo trattato come lingua straniera), nato in teoria per difendere la minoranza linguistica di casa, è diventato ormai uno strumento di affermazione identitaria, un veicolo per un insegnamento-indottrinamento volto alla creazione dell'uomo catalano. Da qui per successive onde espansive, l'appropriazione della letteratura, della storia, perfino della geografia in chiave catalanista. Siccome si tratta di un fatto evidente, ai limiti del banale, la levata di scudi contro l'affermazione del ministro è stata pressoché unanime, come si usa nei sistemi irregimentati: come ti permetti, che cazzo dici, non sai di cosa parli, tornatene a casa. E vengo alla seconda dichiarazione. Un governo coerente, che facesse seguire alle parole i fatti, procederebbe subito a far rispettare la legge: se in Catalogna esiste un bilinguismo sancito in primo luogo dalla costituzione, la discriminazione dello spagnolo nelle scuole non è accettabile. Non importa se in Catalogna siano poche le famiglie che abbiano richiesto di scolarizzare i propri figli in istituti in cui la lingua veicolare sia lo spagnolo, si tratta di far rispettare un principio. Invece che fa l'esecutivo, per bocca del suo ministro? Si pente della denuncia appena fatta e, riconoscendo la propria sconfitta ideologica, si dichiara disposto a pagare, cioè a comprare alcune scuole catalane affinché insegnino in lingua spagnola. Che è come dire che a Barcellona la legge dello stato non si applica e che il governo, pur essendone cosciente, è impotente al riguardo e deve ricorrere ad una sorta di tangente educativa. Il che conduce dritti dritti a una conclusione: se il nazionalismo regionale è oggi in Spagna ai massimi livelli è soprattutto colpa della pavidità, incompetenza e mediocrità di una classe politica che ha aperto ai fondamentalisti dell'identità tutte le porte, in cambio di nulla.

4 oct 2012

Darsi all'ippica, no? Lo stucchevole, inutile, fighetto, snob, perditempo dibattito tra le due testate più stucchevoli, inutili, fighette, snob, perditempo del panorama giornalistico italiano sulla squadra più forte di tutti i tempi. Gli altri giocano, vincono e incantano, i nostri riempiono paginate sul nulla. Andate a lavorare.
Negli intervalli gridava mamma. Posto che normalmente chi perde i dibattiti poi vince le elezioni, è bastato uno come Romney per ridimensionare il presidente più sopravvalutato della storia. L'impatto è stato forte soprattutto per i media, assuefatti all'immagine che in questi anni hanno creato, truccato, venduto di Obama. Non c'è dubbio che la macchina si rimetterà in moto prestissimo per cercare di ribaltare la brutta figura del premio Nobel e per coprire di scherno quella del suo avversario. Ma, ripeto, se è stato sufficiente un repubblicano piccolo piccolo per far sudare freddo il più grande presidente nero mai eletto, aumentano esponenzialmente le possibilità che da qui a novembre un'altra delle grandi menzogne della sinistra sia svelata.

2 oct 2012

Normalità. La Georgia porta a compimento la sua rivoluzione colorata, attraverso un processo elettorale democratico che ha visto prevalere l'opposizione sul partito del presidente Saakashvili. Il capo dello stato ha riconosciuto la sconfitta, permettendo così un passaggio di potere senza sussulti. A formare il governo sarà una maggioranza politica più filo-russa dell'attuale, e questo certamente sarà motivo di allegria per i putiniani di casa nostra, che dall'Ucraina, alla Bielorussia al Kirghizstan non hanno mai nascosto le loro antipatie per le relazioni cordiali tra stati ex sovietici e occidente. Mi riferisco in particolare a quelli che, vedi Stefano Grazioli per dirne uno, prendono in giro Saakashvili definendolo mangiacravatte, gli attribuiscono la responsabilità della mini-guerra del 2008 con la Russia e lo accusano di metodi dittatoriali. Accuse che si guardano bene dal rivolgere ai suoi omologhi di Minsk o di Mosca. Certo, a Minsk e a Mosca le cravatte non le mangiano. E soprattutto non perdono mai un'elezione.

1 oct 2012

Il secolo stronzo. Se uno dicesse che l'utopia nazista giustificava lo sterminio di sei milioni di ebrei verrebbe giustamente trattato come un individuo pericoloso e probabilmente fuori di senno. Siccome invece Hobsbawm lo sosteneva a proposito dell'URSS è annoverato tra i più importanti storici del novecento. Ricordo che quando lessi Il secolo breve rimasi di stucco di fronte all'affermazione per cui erano i regimi fascisti e non quelli comunisti a presentare i tratti caratteristici del totalitarismo (sì, lo so che Mussolini introdusse la parola e via dicendo, ma parlo qui di quel che poi è successo nella realtà, che uno che si occupa di storia dovrebbe raccontare con un minimo di onestà). In quel momento pensai a un errore di stampa. Invece era il marxismo. E questo è tutto quello che avevo da dire su Hobsbawm.