19 may 2010

Capirsi un po'. Dave Cameron e Nick Clegg ieri a Downing Street. Al centro, il traduttore.

17 may 2010

La legittimità a governare (e a sparare). Un notevole approfondimento (con filmati, interventi e polemiche da studio a corredo) sulla battaglia di Bangkok, curato da Al Jazeera. Consigliato a chi non si sia ancora rassegnato a non capirci niente:

15 may 2010

Pistole, telecamere, twitter e sangue/2. Secondo giorno di scontri a Bangkok. La cronaca. In 140 caratteri da Andrew Marshall, Richard Barrow, Alastair Leithead e molti altri.



"Live firing zone" attorno alle camicie rosse.
Shopping with camera zone.
Settori della polizia si schierano con i manifestanti:

Shooting between police and army personnel was also reported at several locations, as policemen joined the side of the anti-government demonstrators.
Aspettando il coup de theatre.

14 may 2010

Pistole, telecamere, twitter e sangue. In questo momento è in corso una battaglia nelle strade di Bangkok. La raccontano Andrew Marshall, Dan Rivers, Richard Barrow, Alastair Leithead e molti altri.
Un mio pezzo dell'anno scorso, quando mi facevano ancora scrivere.
Chi ha sparato al generale?
Il riassunto della giornata secondo la BBC.
Gli pseudo-realisti da salotto che dicevano che il golpe del 2006 alla fine non era poi così male dovrebbero riflettere sulla loro assoluta mancanza di prospettiva. E non perché si stia assistendo ad una lotta di buoni (il popolo) contro cattivi (il governo e l'esercito). Non è questa la Thailandia di oggi. Ma piuttosto perché quei carri armati per le strade di Bangkok furono la pietra tombale di un equilibrio politico e sociale faticosamente preservato allora e perso oggi per chissà quanto tempo.
Uno dei leaders delle camicie rosse avverte che la notte sarà lunga.
Nei commenti a questo post molte notizie interessanti.
Mappa di Bangkok con i punti caldi della città, un lavoro impressionante.
Quando si dice essere sulla notizia. Michael Yon, che normalmente invia i suoi dispacci dal dopoguerra afghano, adesso si trova a Bangkok.
Non sono così ottimista sui seguaci di Thaksin come l'autore di questa analisi, ma vi consiglio di leggerla con attenzione per capire certe dinamiche apparantemente indecifrabili da questa parte del mondo.
Il servizio di Dan Rivers sulla CNN, in cui si vede tra l'altro il ferimento di un giornalista canadese.
Qui il liveblogging, giorno per giorno.
Stato di emergenza in 15 province.
Le richieste dei rossi, formulate nel solito tono conciliante.

8 may 2010

Compagne di scuola.

30 abr 2010

Fini, il Post e nuove Generazioni. Continua - tra un mi si nota di meno se e un lo scrivo ma faccio finta di no - l’appoggio dei radical-chic de Il Post alla fronda finiana. Oggi, riprendendo come al solito cose scritte da altri, si uniscono al Secolo d’Italia nell’accusa di caccia alle streghe rivolta al Giornale e in generale ai berlusconiani. E concludono con un perentorio “… e i finiani hanno paura”. Wow. Bande di forzaitalioti armati di spranghe si aggirano per le città in cerca di dissidenti. Come, non le avete viste? E’ lo stile della new left all’italiana, nessun contenuto originale e attaccarsi al primo che passa pur di abbattere l’odiato imperatore. Se è un Post-fascista fa lo stesso, anzi meglio. D’altronde una cosa è che lo sdogani il ducetto di Arcore, altra cosa è che lo facciano gli intellettuali calcioBalilla della Generazione Sofri. O no? L’altro giorno Francesco Costa appoggiava il liberale Fini senza mezzi termini. Poi dall’Unità qualcuno ha suonato la retromarcia e lui si è trovato un po’ spiazzato. Ma ovviamente erano gli altri che non avevano capito. C’è grossa confusione al Post. Ed è solo una settimana di copycat. Figuratevi la prossima.

29 abr 2010

Giochiamo a palla contro il muro. Non che debba necessariamente interessare però volevo dire la mia dal Camp Nou. Ho letto che l’arbitro avrebbe aiutato l’Inter. Secondo me non è vero, almeno non ieri. Il secondo gol forse era valido, ma il primo no (fuorigioco); di rigori clamorosi dalla tribuna non se ne sono visti, tant’è che il pubblico nemmeno si è lamentato. Motta si è autoespulso e qui tutti se lo aspettavano, conoscendo il personaggio. E il belga ha ammonito quando c’era da ammonire. L’Inter s’è difesa come non ho mai visto fare a nessuna squadra e al Barça mancavano le idee. Guardiola è un grande ma non sa cosa fare quando l’avversario si chiude a riccio. Non han rubato niente, stavolta.
Il pre-partita lungo una settimana ha sfiancato un po’ tutti, giocatori per primi. Non m’è piaciuto il tono ultra della stampa catalana, non c’entravano nulla le dichiarazioni di Piqué, è stato di pessimo gusto annaffiare il campo quando gli interisti stavano festeggiando. Detto questo, i catalani sono persone civili e, incassata la sconfitta, se ne sono tornati a casa ché domani (oggi) tocca lavorare. I giornali italiani come al solito hanno confuso i loro desideri con la realtà: hanno scritto che non c’è nulla da imparare dallo stile Barça, viste le parole di fuoco della vigilia. Che è un po’ come dire che il Foglio fa schifo perché uno un giorno scrive un pezzo stupido sulla Catalogna.
Mourinho è l’unico allenatore che gioca insieme agli altri undici. Sprinta, blocca i palloni, ritarda le rimesse, parla agli avversari. Qui lo detestano ma bisogna riconoscerne certa grandezza. Alla fine è andato a festeggiare come un pazzo sotto la curva e Valdés quasi gli stacca il collo. Mi ha fatto tenerezza, lo confesso. Il Barça è la miglior squadra si sempre. Il calcio però è il più bel gioco del mondo anche per partite come queste, dove non passi nemmeno se ci stai dieci anni. Quando ho visto Chivu scaldarsi, a formazioni già fatte, ho capito tutto.

28 abr 2010

Però ha fatto sposare i gay.

Sofrismi. Quando la complessità fa confusione. L’ho già detto altre volte ma non me ne faccio una ragione. Io credo che scrivere complicato sia prima di tutto un inganno nei confronti dei lettori e poi anche un segnale di scarsa chiarezza mentale. Quando leggo Luca Sofri in genere devo ripetere tre volte prima di afferrare il concetto. Per esempio, questo post potrebbe anche presentare contenuti interessanti e sembra oltretutto costituire una rara espressione di autocritica da parte del suo autore. Ma non era possibile spiegare le stesse cose senza costruire un’autostrada di incisi e subordinate? Può darsi che io sia particolarmente scemo, sia chiaro. Succede ad altri? Comincio a preoccuparmi.
P.S. Questo è il massimo grado di complessità di un post che troverete su questo blog. La mia è una missione.

27 abr 2010

Twitter è il blog al cubo.
Ci vuol coraggio. Stefano Grazioli è stato a Chernobyl. Lui è uno che pensa che in Ucraina si stia meglio con Yanukovich  e che in Bielorussia i cittadini amino Lukashenko ma, nonostante questo, è un giornalista di quelli veri:
I palloni da basket sono grandi come mele. Grigie e blu. Non é chiaro se siano così solo per il fatto che sono rimasti nella palestra di Pripyat per ventiquattro anni senza che nessuno li toccasse più o c’entri in qualche modo la radioattività. Maxim Krygin di Chernobylinterinform ci assicura che si tratta solo del tempo. Sarà. Ci fidiamo di lui. Siamo nella città fantasma a due km dal reattore numero quattro in cui si verificò l’incidente nella notte tra il 25 e il 26 aprile 1986. Era l’una, 23 minuti e 44 secondi e nella gigantesca esplosione venne liberata radioattività cento volte maggiore rispetto a quella delle bombe americane su Hiroshima e Nagasaki nel 1945.
Continua qui.

26 abr 2010

Est. Germania.



(Dresda, aprile 2010 - Altre immagini qui)
Romanzo breve. Quando il ghiaccio gli si aprì sotto i piedi, suo padre pensò subito a quanto aveva insistito affinché quella mattina andasse a pattinare sul lago.

23 abr 2010

Braccino alzato. Da un editorialino di Farefuturo:
“Finalmente il senso dell’onore. Dell’azione bella perché inutile a se stessi. Finalmente idee e parole come senso dello Stato, legalità, unità nazionale. Finalmente l’Italia. Finalmente la libertà”.
Pare che ultimamente ai liberali e ai progre piaccia un sacco questa roba.