18 sept 2008

Felicità.



E l'Italia è questa qua.

5 sept 2008

Fine di una presidenza.

31 ago 2008

Bangkok dangerous. Il 2 agosto scorso mi trovavo nei pressi del complesso del Palazzo Reale di Bangkok. C'era molta gente, troppa per una semplice folla di turisti. I colori predominanti erano il giallo e il blu e si sventolavano striscioni e bandiere. A parte qualche figuro poco raccomandabile, più intento ad offrire qualcosa da sniffare che a sfilare, l'atmosfera era in genere piuttosto rilassata. I manifestanti, supporters del partito di opposizione (PAD) al governo di Samak, avevano organizzato per quel giorno l'ennesima protesta nei confronti dell'esecutivo. Ecco, sembra che un mese dopo il clima si sia fatto decisamente più teso.



Update. C'è scappato il morto:
At least one person was killed and 34 hurt, four critically, in clashes on Tuesday between pro- and anti-government demonstrators in Bangkok, a Thai health ministry official said.

About 400 Thai soldiers were ordered to Bangkok on Tuesday to help police struggling to keep order.
Update/2. Dopo gli scontri tra gruppi pro-governo e pro-opposizione il primo ministro (e ministro della difesa) ha dichiarato lo stato di emergenza nella capitale. L'esercito dal canto suo sembra nicchiare sulla prospettiva reale di un uso della forza contro i manifestanti, confermando la sua posizione di sostanziale indipendenza. I militari restano il vero deus ex machina dell'intera situazione, anche se formalmente finora non si sono pronunciati. Qui c'è tutto quello che dovete sapere sulla crisi, comprese le connivenze più o meno esplicite tra PAD e generali e le divisioni all'interno dell'armata. Per seguire gli eventi in diretta andate su Bangkok Pundit o Jotman. La Thailandia si dimostra una paese quasi ingovernabile e il golpe del 2006 non ha fatto altro che accentuare questa tendenza, alla faccia della restaurazione di una democrazia ordinata. Al di là della soluzione politica che dovrà necessariamente essere trovata, il vero problema sono le ricadute che la protratta instabilità avrà su investimenti e turismo.

16 jul 2008

Dall'archivio.



Cina, 1984.

12 jul 2008

Giorni vietnamiti.



Il viaggio dello scorso anno in Birmania ebbe una stupenda seconda parte nella Repubblica Socialista del Vietnam. Per ragioni varie su questo blog si è parlato molto di cronache birmane e poco della realtà vietnamita, dinamica e contraddittoria come poche altre. Ci torneremo più spesso, anche in radio. Intanto qui c'è una piccola selezione di fotografie scattate in quei giorni.

4 jul 2008

Americani.

29 jun 2008

Zimbabwe. Vie d'uscita. Secondo me con un bel dossier di 60 pagine si potrebbe mettere tutto a posto

24 jun 2008

Sotto il segno del silenzio. Su Liberal a pagina 9 articolo del sottoscritto su una storia vietnamita di giornalismo e corruzione. Appena è online (fra una quindicina di giorni) la metto. Per ora fidatevi. 

19 jun 2008

Cento di questi giorni.















Oggi è il compleanno di ASSK. Il regime l'ha festeggiato così:

Pro-Junta thugs broke up a rally by supporters of Myanmar's democracy icon Aung San Suu Kyi on Thursday, detaining several people shouting slogans demanding her release on her 63rd birthday, witnesses said.
They said at least six truckloads of Swan-Arr-Shin, or 'Masters of Force", gang members waded into the crowd outside the dilapidated headquarters of Suu Kyi's National League for Democracy (NLD) in the former capital, Yangon.
'We saw some of them slapping and beating NLD members,' said one witness who saw several people taken away.
Qui altri dettagli dell'imboscata.

18 jun 2008

Birmania. Uomini e no.













Al di là del tenore un po' superficiale dell'articolo (mancano cifre esatte, stime e verifiche concrete), è certamente vero che la mobilitazione dei privati e di piccoli gruppi di cittadini ha impedito che il disastro umanitario post-Nargis risultasse ancora più drammatico. La contrapposizione tra uno stato impegnato a ritardare il più possibile i soccorsi e una comunità che ha fatto delle poche risorse disponibili un tesoro inestimabile si rivela oggi in tutta la sua enormità. I cinici dicono che ogni popolo ha il governo che si merita ma questa facezia non è mai stata così fuori luogo come nel caso birmano. La speranza è che l'embrione di società civile nato dall'emergenza possa in un futuro non troppo lontano costituire la base per la rinascita del paese:
“Our group started with five people,” said a young Rangoon doctor. “We didn’t collect money, food and other supplies, but just told our relatives and friends that we would go to the Irrawaddy Delta to help people there. Then people who know us donated cash, rice and other relief items for the survivors.”
Some local relief initiatives grew to scores of volunteer workers.
“These civic groups born in the aftermath of Cyclone Nargis are unlike civil society in western countries,” said Khin Zaw Win, a Burmese researcher in Rangoon. “They are rooted in goodwill, replacing the irresponsible people.”
Ma in assenza di un consistente intervento esterno le cui forme restano da definire, questo ammirevole sforzo collettivo è destinato a perdersi come sempre nel labirinto della repressione e dell'indifferenza. 

27 may 2008

Aung San Suu Kyi. Il sussurro proibito.



Il patto era che quel nome non si sarebbe dovuto pronunciare. Né nelle segrete stanze del palazzo di Naypyidaw al cospetto di sua eccellenza il Generalissimo Than Shwe, né nella sala conferenze dell'hotel di Rangoon in cui i generali hanno rinchiuso i rappresentanti di una cinquantina di paesi per estorcere il denaro della "ricostruzione". Inutile precisare che Ban Ki-moon e i suoi hanno eseguito alla lettera le disposizioni ed il divieto è stato solennemente rispettato. Perfino in conferenza-stampa il numero uno dell'ONU, interpellato su quel nome, ha risposto senza proferirlo. Mai, nemmeno una volta, neppure per sbaglio. "Si è parlato di vittime, non di politica", ha sentenziato come se fossero due storie diverse.
Il nome probito si declina come un sussurro: Aung San Suu Kyi. Per lei oggi si compivano cinque anni di arresti domiciliari ininterrotti (dei quasi tredici che ha passato rinchiusa) e "secondo la legge birmana" avrebbe dovuto essere rilasciata. Curiosa espressione e ingenua speranza in un paese dove il diritto è morto di pena e la sorte individuale dipende dalla parola o dal silenzio di un'alta uniforme. Un ufficiale si è disturbato ad andarla a trovare nella sua casa-prigione per comunicarle che l'arresto continuerà, sei mesi o un anno, ancora non è chiaro ma non importa perché il rituale è vuoto e conta solo l'arbitrio.
Un bagno di realtà per gli illusi, per chi continua a credere che la benevolenza dei tiranni si possa comprare, per quelli che non si stancano mai di omaggiare il carceriere pretendendo di fare il bene del prigioniero. Vanno a salvare la Birmania e non sono neanche capaci di pronunciarne il nome.

24 may 2008

Il sacco della Birmania.



Cittadini birmani messi in fila dal regime per la visita di Ban Ki-moon a Kyondah, il villaggio Potemkin dell'Irrawaddy.

Domani 45 paesi si preparano a consegnare nelle mani di Than Shwe qualche miliardo di dollari (i generali ne chiedono modestamente undici) a fondo perduto. La fretta da parte delle autorità nel dichiarare chiusa la fase dei soccorsi (mai iniziata veramente) e aperta quella della ricostruzione si spiega facilmente pensando alle cifre che circolano. La Birmania è il secondo paese più corrotto del mondo, dopo la Somalia. Tutto il potere economico, come quello politico, è detenuto dai generali, dalle loro famiglie e dalla ristretta cerchia di sodali che monopolizzano le attività finanziarie. Non è difficile immaginare quali forzieri andranno ad ingrossare i finanziamenti che verranno stanziati. Il sacco della Birmania può continuare nel silenzio assenso della comunità delle nazioni:
Of the billion, Than Shwe has spent only about $5 million on assistance, so instead of shoveling more money into his pockets, donors ought to demand to know where his money is. Than Shwe has made Burma the second most corrupt country globally, and I hope the world has learned by now that dumping money into a corrupt system makes the problem worse, not better.
Tre settimane e un giorno. La gente muore di fame, le navi di noia:
The U.S., along with the British and French, have assembled a huge response force off Myanmar.
The U.S. force is led by the USS Essex, an aircraft-carrier-like flattop ship that carries more than a dozen helicopters, amphibious landing craft and about 1,000 U.S. Marines. The Essex, joined by three other ships, has been waiting almost within sight of the coast.
The French amphibious assault vessel Mistral and the British frigate HMS Westminister were also in the area, ready to respond.
I monaci non hanno bisogno di permessi.

18 may 2008

Birmania. Storie.


Storia di Than Lwin che un'onda portò lontano lontano.
Storia di Mya Win che fa il riso più buono della città.
Storia di Phwar Sein che adesso ha paura delle nuvole.
Storia del villaggio di Peinneakone dove la notte gridano i fantasmi.
Storia di Zaw Tika che raccoglie i soldi per chi è rimasto.
Storia di un maestro di scuola che ha salvato un mappamondo e la foto di Than Shwe.

14 may 2008

Mentre fuori si muore. La situazione secondo The New Light of Myanmar, l'organo di stampa ufficiale della dittatura.